Flavio Cattaneo, Sabrina Ferilli

Nel 2011 Sabrina Ferilli e Flavio Cattaneo si sono sposati in gran segreto a Parigi, anche se la notizia è arrivata solamente nel 2014. L’estrema riservatezza ha caratterizzato da sempre la loro relazione, nonostante entrambi siano personaggi di successo, abituati all’attenzione dei media. Flavio Cattaneo è uno dei più importanti manager italiani ed è attualmente il vice presidente esecutivo di Italo – Nuovo Trasporto Viaggiatori, l’impresa privata che opera nel campo dei trasporti ferroviari ad alta velocità.

Storia di un manager di successo

Nato a Rho nel 1963, Flavio Cattaneo si è laureato in architettura al Politecnico di Milano, per poi conseguire una specializzazione in finanza e direzione aziendale presso la Bocconi.

Nella sua carriera ha ricoperto numerose cariche, a partire da quella che, nel 1999, lo porta a diventare presidente e amministratore delegato dell’Ente Fiera Milano. Nel 2003 viene nominato direttore generale della Rai e, fino al 2005, ne cura la fusione con Rai Holding. Dal 2005 al 2014 è stato poi amministratore delegato di Terna, l’azienda proprietaria della rete di trasmissione elettrica italiana. Piuttosto importante la sua nomina, nel 2016, ad amministratore delegato di Telecom Italia, una carica che ricopre anche in Italo dal 2017 al 2018, anno in cui ne diventa vice presidente esecutivo.

Un ingente patrimonio

Sposato una prima volta con Cristina Goi, da cui aveva avuto due figli, Flavio Cattaneo ha conosciuto Sabrina Ferilli nel 2005. La coppia non sembra avere molte difficoltà dal punto di vista economico: come riportato nelle scorse settimane da Il Sole 24 ore, il patrimonio del manager sarebbe quantificabile in svariate decine di milioni di euro. Secondo il quotidiano economico, tra i compensi percepiti all’epoca del suo incarico in Telecom e quelli in Italo, il conto a suo favore salirebbe oltre i 50 milioni di euro. A questi si andrebbero ad aggiungere altri 125 milioni, derivati dalla vendita delle azioni precedentemente detenute in Italo.

Si capisce come le voci, circolate ad ottobre, di un suo possibile interessamento all’acquisizione del gruppo editoriale Gedi, che controlla La Repubblica, possano essere decisamente plausibili.