Liliana Segre

Liliana Segre avrà la scorta dopo le minacce e gli insulti ricevuti costantemente sui social. Lo riporta Il Corriere della Sera, secondo cui la misura di protezione sarebbe stata ratificata dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica a Milano, lo scorso 6 novembre. I carabinieri del Comando provinciale del capoluogo lombardo saranno presenti negli spostamenti della senatrice a vita, deportata ad Auschwitz-Birkenau e sopravvissuta agli orrori dell’Olocausto.

Scorta per Liliana Segre

La senatrice a vita Liliana Segre, testimone e sopravvissuta al dramma della deportazione nei campi di sterminio nazisti, avrà la scorta. La conferma, stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbe arrivata lo scorso 6 novembre, con la ratifica della misura di protezione durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal prefetto Saccone.

Secondo quanto riportato dall’Ansa, sono due i carabinieri che accompagneranno la senatrice a vita nei suoi spostamenti e nelle attività pubbliche.

La tutela si inserisce in uno scenario di necessaria attenzione dopo le manifestazioni di odio nei suoi confronti, insulti e minacce ricevuti sui social e di cui lei stessa ha parlato. Condotte sempre più frequenti e allarmanti, confluite sotto la lente della Procura che, nel 2018, aveva aperto un fascicolo di inchiesta contro ignoti su coordinamento del pool antiterrorismo.

Protezione dopo l’escalation di minacce e insulti

La protezione scatta dopo l’escalation di minacce e insulti sui social, che la stessa senatrice, parlando di circa 200 messaggi di odio razziale al giorno, aveva denunciato pubblicamente.

A questo scenario si somma lo striscione, a firma del movimento di estrema destra Forza nuova, esposto davanti alla sede del Municipio milanese in cui era in corso un incontro che contava tra i presenti anche Liliana Segre: “Sala ordina, l’antifa agisce, il popolo subisce“.

L’importante attività di sensibilizzazione da parte della senatrice a vita è rivolta soprattutto ai giovani, perché gli orrori della Shoah non si ripetano.

Parlando in Senato, Liliana Segre ha così descritto la sua condizione: “Io sono stata vittima dell’odio e anche adesso, evidentemente, sono un simbolo che disturba“.