liliana segre matteo salvini

È stato sintetico e asciutto Matteo Salvini, nel commentare il caso Segre. Non c’è stato un palese appoggio alla senatrice, bensì un commento che difende la superstite della Shoah così come se stesso: “Le minacce sul web da parte di chiunque sono gravissime”. Su richiesta di argomentazioni, la frase si sviluppa in: “Le minacce contro la Segre, contro Salvini, contro chiunque sono gravissime”.

Affidata una scorta a Liliana Segre

Liliana Segre avrà infatti, da oggi, una scorta costituita da due carabinieri che la seguiranno e proteggeranno: la decisione è stata presa dal prefetto Renato Saccone in seguito a spiacevolissimi episodi quali l’affissione di uno striscione da parte di Forza Nuova e numerose minacce sul web alla senatrice.

A quanto pare Segre riceverebbe ogni giorno fino a 200 messaggi di odio e a contenuto minatorio.

Recentemente, durante un seminario alla Iulm, segue aveva dichiarato che gli hater sono persone “di cui avere pena e che vanno curate”. In merito alle minacce aveva scritto: “Ogni minuto della nostra vita va goduto e sofferto. Bisogna studiare, vedere le cose belle che abbiamo intorno, combattere quelle brutte e non perdere tempo a scrivere a una 90enne per augurarle la morte. Tanto c’è già la natura che ci pensa”.

Liliana Segre: la deportazione

Liliana Segre fu deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944 insieme a suo padre Alberto. I due salirono sul treno che in quegli anni partiva dal binario 21 della stazione centrale di Milano, diretto ad Auschwitz. Alberto Segre morì nel campo pochi mesi dopo. Anche i nonni paterni, Giuseppe e Olga, furono arrestati poco dopo e portati ad Auschwitz: in quanto anziani ,furono uccisi immediatamente al loro arrivo nel campo.

Quando Liliana Segre uscì dal campo, sopravvissuta a mostruose angherie e violenze, aveva 14 anni. Nel 2018, dopo una vita passata a superare il trauma e contemporaneamente a raccontarlo, affinché non se ne perdesse la memoria, è stata nominata senatrice a vita da Sergio Mattarella.