conte taranto

Il premier Giuseppe Conte si è recato a Taranto, dopo la grave crisi che ha portato al disimpegno di AccelorMittal dall’acciaieria Ilva. La multinazionale ha posto condizioni che i sindacati definiscono “provocatorie e inaccettabili” e varie opzioni sono ora sul tavolo del governo. Conte è stato accolto nella fabbrica dagli operai in sciopero da questa mattina con una dura contestazione. La situazione nella città pugliese è molto tesa, sia per la prospettiva della perdita di circa 15mila posti di lavoro in caso gli impianti venissero fermati, sia per le preoccupazioni ambientali e sanitarie.

Conte contestato dagli operai dell’Ilva a Taranto

Il presidente del Consiglio con una visita a sorpresa è arrivato a Taranto, dove continua lo stato di agitazione dopo la decisione di ArcelorMittal di rescindere il contratto.

All’entrata della fabbrica, nella zona da cui accedono gli operai, diverse persone gli si sono fatte intorno per esprimere la propria disperazione. “Siamo senza lavoro!” e “Non vogliamo la chiusura, qui a morire siamo noi!“, sono alcune delle frasi gridate dei lavoratori.

Il premier ha cercato di tranquillizzare gli animi: “Non ho la soluzione in tasca“, ha dichiarato, assicurando che avrebbe ascoltato le istanze di tutti. Presenti anche i gruppi ambientalisti che chiedono la chiusura dell’acciaieria, così come alcune associazioni del quartiere Tamburi.

Il premier è poi entrato nello stabilimento, dove ha incontrato i rappresentanti sindacali riuniti per il consiglio di fabbrica.

Il governo accerchiato sulla questione Ilva

Durante la riunione di mercoledì scorso, l’azienda ha posto condizioni dure al governo per riprendere l’acciaieria. Oltre al ripristino dello scudo penale per proseguire il Piano ambientale, che come riferiscono i sindacati ArcelorMittal avrebbe chiesto di modificare, anche il licenziamento di 5mila lavoratori e il calo della produzione.

Il governo si scontra su quale sia la mossa giusta da fare ora, a partire dallo scudo penale.

Il PD vorrebbe concederlo anche con un disegno di legge, poi da modificare, ma gli alleati del Movimento 5 Stelle rigettano con forza l’ipotesi. Luigi Di Maio, in grave crisi di leadership dopo la ribellione dei gruppi parlamentari, ha intimato al Partito Democratico di non presentare l’emendamento per evitare problemi all’interno della maggioranza.

Si discute della nazionalizzazione

Il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia ha prospettato la possibilità di nazionalizzare l’Ilva, ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha commentato che la prospettiva del governo è che “Mittal adempia ai propri impegni“. Nel mondo finanziario, l’opzione della nazionalizzazione è stata accolta con favore da Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo.

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, ha però frenato sull’opzione di intervento dello Stato: “Nel nazionalizzare il problema è chi paga“. Altre voci che emergono in queste ore mettono sul tavolo la chiusura o la riconversione, ma sembra che per il momento il governo non abbia una linea chiara sulla possibile risoluzione del conflitto.