uomo ilva taranto

La notizia è arrivata ieri: la multinazionale del settore acciaieristico con sede a Lussemburgo, ArcelorMittal, ha annunciato di volersi ritirare dal contratto di acquisto dell’Ilva, l’impianto siderurgico di Taranto che da anni è al centro di travagliate vicende ambientali, politiche ed economiche. Tra le motivazioni che hanno portato i vertici dell’azienda a questa decisione ci sono alcuni provvedimenti contenuti nel decreto legge “Salva Imprese”, che ha ottenuto il via libera definitivo della Camera alcuni giorni fa.

Le ragioni della rinuncia di ArcelorMittal

L’intenzione di annullare l’accordo è stata comunicata ieri da Lucia Morselli, amministratrice delegata di ArcelorMittal, tramite una lettera inviata ai commissari straordinari per l’Ilva, nominati dal governo lo scorso aprile.

È a loro che il colosso dell’acciaieria, annunciando il proprio passo indietro, chiede di assumere entro 30 giorni la responsabilità delle attività dell’Ilva di Taranto e dei suoi dipendenti.
Al centro della decisione di ArcelorMittal ci sarebbero due motivazioni principali:

  • Il venir meno dello scudo penale: si tratta di un provvedimento del 2015 che garantiva l’immunità penale agli amministratori dello stabilimento per eventuali violazioni delle norme ambientali avvenute prima della conclusione del piano di risanamento dell’Ilva, tramite cui il polo siderurgico dovrebbe essere messo a norma. Una garanzia giuridica che ora è stata revocata tramite un emendamento contenuto nel cosiddetto decreto Salva Imprese, convertito in legge la scorsa settimana.
  • Alcuni provvedimenti emessi dal Tribunale di Taranto che potrebbero portare allo spegnimento dell’altoforno 2 dell’Ilva, al centro di verifiche e contese giudiziarie dopo che nel giugno del 2015 un operaio di 35 anni era morto per le ustioni riportate mentre lavorava.

Ma nella lettera inviata ai commissari straordinari per l’Ilva i vertici di ArcelorMittal parlano anche di altri “gravi eventi”, indipendenti dalla volontà dell’azienda, che renderebbero impossibile la prosecuzione della gestione del polo acciaieristico di Taranto.

Le reazioni di governo e sindacati. Domani l’incontro tra il premier Conte e ArcelorMittal

Immediata la reazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ieri è intervenuto sulla vicenda scrivendo su Twitter che per il governo italiano “la questione Ilva ha massima priorità” e di volersi impegnare per “tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale”.

Nel frattempo è slittato a domani mattina l’incontro inizialmente annunciato per oggi tra Conte e i vertici di ArcelorMittal, che si svolgerà a Roma.
Oggi il premier è tornato sulla questione, assicurando: “Domani saremo inflessibili sul rispetto degli impegni incontrando Arcelor Mittal”. E ha aggiunto che per il governo la priorità non è solo la continuità degli investimenti produttivi ma anche il rispetto del livello occupazionale.

All’Ilva, infatti, sono impiegati più di 10.000 lavoratori, di cui un migliaio in cassa integrazione. A questo proposito il segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici, Marco Bentivogli, ha scritto su Twitter che la vicenda potrebbe innescare una “bomba socialee che è “inaccettabile che paghino i lavoratori”, auspicando che il governo “ripari immediatamente il pasticcio che ha combinato”.

La storia dell’Ilva e l’arrivo di ArcelorMittal

Le sorti dell’Ilva si trascinano ormai da tempo e il complesso industriale è diventato tristemente noto perché la sua attività ha causato per anni effetti gravissimi sull’ambiente e la salute dei cittadini della città pugliese. Dopo il sequestro disposto nel 2012 dalla Procura di Taranto, dal 2015 l’Ilva si trova in amministrazione straordinaria.

L’accordo da cui oggi ArcelorMittal minaccia di recedere era stato siglato nel giugno del 2017 e prevedeva un contratto di affitto con obbligo di acquisto del complesso Ilva. L’azienda ne ha preso il controllo effettivo alla fine del 2018, al termine di lunghe trattative con governo e sindacati che miravano a scongiurare la chiusura definitiva dell’acciaieria e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Ora l’incertezza torna ad affacciarsi sul futuro dello stabilimento.