Manuel Bortuzzo

Durante la presentazione del suo libro, Manuel Bortuzzo ha svelato i momenti più difficili della vicenda che l’ha colpito. Dal periodo in ospedale dopo il coma e alla prima volta che è tornato in piscina, ma spazio anche a speranze per il futuro.

Rinascere, come ha fatto Manuel

A un mese dalla condanna a 16 anni per i due uomini che gli hanno sparato rendendolo invalido, Manuel Bortuzzo guarda avanti con serenità e ottimismo. Il nuotatore era rimasto ferito da un colpo di proiettile lo scorso febbraio ed era finito in coma: al suo risveglio, la notizia della paralisi alle gambe che gli ha cambiato la vita.


Con questo libro, edito da Rizzoli, Manuel spera di trasmettere il suo stesso ottimismo: “Rinascere vuol dire saper uscire da una condizione disagiata col sorriso” dice in un video dell’evento diffuso dall’Ansa. “È anche una metafora della vita: sono stato in coma e sono rinato in una vita e una dimensione diversa”. Il sottotitolo del libro è altrettanto emblematico: “L’anno in cui ho ricominciato a vincere, perché piano piano ci riprendiamo tutto”.

La responsabilità da gestire

20 anni e un evento che cambia la vita, ma Manuel Bortuzzo ha le spalle larghe da nuotatore e non si spaventa: “Con questo libro ho fatto da portavoce per chi non ne ha.

Leggendolo, chi è come me può capire che non sono niente in più di loro”. È conscio quindi dell’importanza, mediatica e non, del suo ruolo, ma non si tira indietro: “So di avere una grande responsabilità, ma la gestisco bene bene perché non devo interpretare nessuna parte, devo essere semplicemente me stesso”.

Il ritorno in piscina

Manuel Bortuzzo ha poi rivelato quali siano stati i momenti più difficili per lui, durante la convalescenza e i periodi subito successivi. Tra le cose che lo hanno più segnato, c’è stato il ritorno in piscina: “Mi dicevano: ma perché non ci vai?

Prova a chiederlo a qualsiasi nuotatore lontano dalla piscina per qualche tempo”. Il problema, racconta Manuel, è sentire di nuovo certe sensazioni e soprattutto certi odori come quello del cloro, così familiare per un nuotatore, tanto da suscitare emozioni molto forti: “Sono finito in un mare di lacrime, era passato appena un mese dallo sparo”.
Il giusto spazio all’emozione, poi torna il combattente propositivo: Due bracciate ed era tutto passato”.

I ricordi dell’ospedale

Prima del ritorno in piscina, tuttavia, Manuel Bortuzzo ha dovuto passare un lungo periodo in ospedale. Nel racconto di questo periodo c’è stato spazio per qualche aneddoto simpatico (“Facevamo i trenini con le carrozzine e mi mettevano davanti a trainare”), ma si è parlato anche del periodo più buio per lui: “Le due settimane in ospedale. Il mio fisico stava recuperando, ma mentalmente dicevo: non sto facendo nulla per mettermi a posto”. Poco prima aveva usato una metafora per spiegare la sua condizione: “È come in un videogioco, mi sento al livello 10 su 100”.

La speranza di camminare

Una settimana fa Manuel Bortuzzo aveva condiviso la speranza di poter tornare a camminare. A margine dell’evento per la presentazione del libro, ha specificato meglio da dove nasca la speranza: “Facendo una risonanza magnetica in 3D si vede che dall’altro lato della zona morta forse c’è qualche filamento collegato”. Questo potrebbe rappresentare una possibilità di tornare a camminare, ma Manuel Bortuzzo è conscio delle difficoltà: “Sono consapevole che potrebbe non arrivare [il momento in cui tornerà a camminare] – dice il nuotatore 20 enne – ma voglio arrivare a quel momento sapendo di aver fatto tutto il possibile, senza rimpianti”.