coppette tampax

Nessuna vittoria sulla tampon tax, ancora una volta: non è passato l’emendamento all’articolo 45 della legge fiscale che avrebbe previsto un abbassamento dell’aliquota iva dal 22 al 10%, classificando dunque ufficialmente assorbenti e prodotti igienici femminili tra i beni di prima necessità.

Un emendamento per cambiare le cose

L’emendamento era stato controfirmato da 32 deputate ed era arrivato ieri in commissione finanze alla camera dei deputati. Nel testo si leggeva in una prima parte la necessità di abbassare l’Iva al 10% per assorbenti esterni e interni, coppette mestruali e spugne mestruali.

Nella seconda parte dell’emendamento si poteva leggere nello specifico cosa verrebbe considerato tra i prodotti interessati dall’aliquota.

L’emendamento proposto era stato appoggiato da diverse associazioni. Onde Rosa, in particolare, aveva lanciato una campagna ad hoc, raccogliendo 260mila firme.

Tra gli Stati che hanno deciso di ridurre o azzerare la tampon tax c’è anche, da poco, la Germania che da gennaio 2020 abbasserà la tassa da 19% a 7%.

Le parole di Laura Boldrini

Solo ieri la deputata Laura Boldrini aveva scritto: “L’abbassamento dell’Iva sui prodotti sanitari e igienici femminili è doveroso. Una battaglia che intendiamo portare a termine anche per chi come @civati non ha mai smesso di impegnarcisi”. Tra coloro che si sono sempre battuti per l’emendamento c’è anche Giuseppe Civati, che nel 2016 scriveva: L’igiene femminile è anche una questione politica, sociale e sanitaria di cui ogni Governo deve riconoscerne l’importanza.

Questo è un primo passo verso nuove e avanzate politiche sociali”.

Tra i Paesi nel mondo che hanno già deciso da tempo di limitare o azzerare sovrattasse sui prodotti per l’igiene femminile, ci sono: Francia, Irlanda, Canada, Australia e lo Stato di New York. Stati che invece mantengono la sovrattassa alta sono invece Danimarca, Norvegia e Svezia.