adriano olivetti

Un imprenditore rivoluzionario dalle idee filosofiche e umanitarie: questo è stato Adriano Olivetti. A capo della storica azienda di Ivrea, con le sue azioni è diventato un uomo esemplare. Ancora oggi i grandi manager traggono spunto da lui e dai suoi pensieri per migliorarsi.

Il giovane Olivetti: le origini ebraiche e la lotta al fascismo

Adriano Olivetti nacque a Ivrea, in Piemonte, nel 1901. Il padre Camillo era ebreo, mentre la mamma, Luisa Revel, era valdese. Tramite un certificato di battesimo valdese riuscì a sfuggire alle persecuzioni antisemite. Dopo la frequentazione dell’Istituto Tecnico a Cuneo, entrò come volontario nel corpo degli Alpini.

Con una laurea in tasca, in ingegneria chimica conseguita presso il Politecnico di Torino, divenne presto un “sovversivo” (così lo definì la questura di Aosta nel 1931). Di inclinazione antifascista, la sua militanza attiva si intensificò dopo l’uccisione di Giacomo Matteotti. Partecipò a manifestazioni, alla liberazione di Filippo Turati e fu sempre in contatto con uomini illuminati.

Da operaio a imprenditore virtuoso

Adriano Olivetti divenne direttore della società Olivetti nel 1932. Alle spalle aveva maturato anche esperienze come operaio.

Fin da giovane il padre lo aveva infatti mandato a lavorare in fabbrica. Qui aveva potuto toccare con mano gli effetti devastanti di un lavoro alienante e ripetitivo. In un’intervista alla Rai ha dichiarato: “Avevo difficoltà a capire come si potesse stare per ore alla stessa macchina senza imprigionare lo spirito”. Per questo, una volta assunto il comando dell’azienda, cercò un modo per salvaguardare lo spirito dei suoi dipendenti. Da qui nacque l’idea di una fabbrica del tutto diversa, che rispondesse a ritmi ed esigenze umane, eticamente sostenibile. Una fabbrica in cui il lavoro si potesse trasformare in libertà e piacere.

Una fabbrica innovativa

La fabbrica in mattoni rossi a Ivrea è sempre stata un modello, sia per la sua produzione d’avanguardia, sia soprattutto per il clima lavorativo. Nel 1932 Adriano Olivetti lanciò la prima macchina da scrivere portatile: la MP1. A questa seguirono altri modelli, fino ad arrivare alla Lettera 22, una vera icona di stile e storia. L’imprenditore eporediese, però, fu sin dall’inizio un uomo illuminato, attento ai bisogni dei suoi operai. Ridusse gli orari di lavoro e fornì assistenza medica a tutti i dipendenti.

Fu lungimirante anche nei confronti delle donne: diede loro un permesso retribuito di 9 mesi per la maternità e fece costruire asili vicino alla fabbrica per i figli delle operaie. Non mancavano poi spazi di condivisione, in cui godere dello semplice stare insieme, come la mensa e una biblioteca interna all’azienda.

La vita privata di Adriano Olivetti

Adriano Olivetti ha avuto due matrimoni e quattro figli. Il primo fatidico sì lo ha pronunciato negli anni ’30 insieme a Paola Levi. Dalla loro unione sono nati tre figli: Roberto, Lidia e Anna. Dopo qualche tempo la coppia decise di intraprendere strade diverse.

Adriano Olivetti si risposò con Grazia Galletti da cui ebbe la quarta figlia dell’imprenditore: Laura.

La morte improvvisa nel 1960

L’imprenditore dal volto umano morì all’improvviso il 27 febbraio del 1960. Aveva solo 59 anni. Adriano Olivetti lasciò 36mila dipendenti, una fabbrica all’avanguardia, presente anche sul mercato estero, ma soprattutto un’eredità culturale e morale che continua a essere attuale. Era un uomo che ispirava fiducia, che a sua volta riponeva anche nei suoi stessi collaboratori. Durante la Seconda Guerra Mondiale aveva chiesto agli operai di nascondere 5mila macchine da scrivere appena fabbricate e di riportarle in azienda quando il clima di terrore si fosse disteso.

Tutte e 5mila fecero ritorno. Perché più che un’azienda, l’Olivetti era una grande famiglia, in cui l’integrità di ciascun uomo veniva rispettata.

Il film su Rai 1 dedicato all’imprenditore Olivetti

Per celebrare la figura intramontabile di Adriano Olivetti, su Rai 1 è andato in onda il film dedicato all’imprenditore: “Adriano Olivetti – La forza di un segno”. A mettersi nei panni dell’uomo esemplare è stato l’attore Luca Zingaretti, che per l’occasione ha dismesso le vesti del commissario Montalbano.