ponte morandi crollo video

Quattro anni prima della tragedia del Ponte Morandi, due parole terrificanti avevano fatto irruzione negli uffici di Atlantia e di Autostrade: “Rischio crollo”. 

Si trattava di un monito chiaro e sconvolgente, contenuto in un documento ufficiale nero su bianco. Eppure, per 4 anni migliaia di persone hanno continuato a percorrere quei 1182 metri tra piloni e cemento, fino a quando la struttura è crollata esattamente come era stato previsto molto tempo prima. L’esistenza di questo documento è emersa da una ricerca di Repubblica.

Nessun intervento in 4 anni

Gli indagati finora sono stati chiari nelle loro deposizioni: nessuno aveva palesato l’eventualità di un cedimento totale.

Invece, pare che Sea (società di monitoraggio che controlla la rete autostradale) avesse, nel 2014 e fino al 2016, palesato ufficialmente il rischio crollo. Nel 2017 però la dicitura cambia e diventa “rischio visibilità”, ovvero: non cade, ma saranno magari necessarie limitazioni del traffico per lesioni della struttura.

Per tutto il tempo, oltretutto, il valore di rischio della struttura era stato classificato inferiore a 50, equivalente a rischio basso. Dalle intercettazioni si comprende che la grande preoccupazione per le società era il contenimento dei costi, e il timore di dover interrompere il traffico e non poter avere i guadagni di prima.

Michele Donferri Mitelli, che gestiva le manutenzioni dell’Aspi, diceva ai suoi sottoposti: “Devo spendere il meno possibile, sono entrati i cinesi, sono entrati i tedeschi, devo ridurre al massimo i costi… Lo capisci o non lo capisci?”.

Dei veri e propri provvedimenti (nello specifico, un intervento di retrofitting) viene preso in considerazione solo nel 2018, tra marzo e giugno. È ormai troppo tardi per progettare e pure per iniziare a “fare”: il 14 agosto successivo il Morandi crolla su se stesso e si porta appresso le vite di 43 persone.