Cronaca

Accoltellata dall’ex compagno nel 2004, la madre: “È stata uccisa 2 volte”

La madre di Roberta Bordin, uccisa nel 2004 con 22 coltellate dall'ex compagno, ha scritto una lettera per denunciare l'ingiusta pena scontata dall'assassino della figlia
violenza sulle donne

In occasione della settimana contro la violenza sulle donne, è arrivata anche la voce di una madre che nel 2004 ha perso la figlia per mano dell’ex compagno di lei. L’ex compagno Michele Arcangelo Conte uccise Roberta Bordin con 22 coltellate. Per la madre Silvana, tuttavia, i risvolti giudiziari l’hanno uccisa una seconda volta.

Il caso di cronaca

Sono passati 15 anni dalla morte di Roberta Bordin, ma il copione della sua morte è tristemente simile a molti altri che affollano ancora le cronache attuali. Le liti col compagno, le denunce, quindi l’omicidio per mano di un uomo violento. Nel caso di Roberta, furono 22 le coltellate che misero fine alla sua vita dopo l’ennesima lite, quando la donna aveva deciso di interrompere la relazione.


L’omicidio di Garlenda (vicino Albenga) fu particolarmente drammatico perché compiuto di fronte al figlio della donna, di soli 9 anni. Lo stesso, stando alle notizie dell’epoca, avrebbe cercato di sfondare la porta del salotto dove si stava consumando l’assassinio della madre, senza riuscirci.
Il colpevole, il 38enne idraulico Michele Arcangelo Conte, se ne era poi andato, lasciato al bambino il traumatico compito di chiamare i soccorsi.

La lettera della madre

A distanza di 15 anni, tuttavia, per la madre la morte di Roberta non ha avuto piena giustizia.

L’uomo è stato condannato, ma per Silvana Defabiani, residente in Spagna, non ha pagato abbastanza. La giustizia l’ha uccisa due volte, dice in una lettera inviata a TgVercelli.it.
Un dolore insanabile mi pervade da 15 anni e non mi lascerà mai; la mia famiglia è stata devastata da questo evento tragico” dice la donna nella lettera. Ricorda anche il nipote, oggi 24enne ma con “un trauma che non dimenticherà mai e che lo tormenterà per tutta la vita”.
L’uomo ottenne 12 anni di carcere invece dei 21 minimi prescritti dalla legge.

Non solo “con l’effetto dell’indulto, ha scontato solo 8 anni. Dopo pochi mesi dalla scarcerazione è stato arrestato per ben 2 volte per stalking”.

La giustizia ingiusta

Per la madre di Roberta Bordin, si tratta di una profonda ingiustizia, una falla nel sistema giudiziario, che non condanna debitamente il femminicidio. “Il massacro continua, la donna subisce, poi denuncia – scrive Stefania nella lettera – Ma le Forze di Polizia non possono intervenire: per fermarlo ci vuole il reato”.


La famiglia Bordin, inoltre, non ha mai ricevuto niente. “Lui è stato condannato ad un risarcimento alla nostra famiglia, specialmente per aiutare mio nipote.

Non abbiamo mai ricevuto nulla”.

La speranza di una madre

La lettera si conclude con una speranza, affinché casi come quello di Roberta Bordin non possano più avvenire:

“Spero che non ci siano più in futuro donne uccise 2 volte: dal mostro e dalla ingiustizia. Che non ci siano più in futuro madri disperate come me, che dopo 15 anni aspettano ancora giustizia. Spero che non ci siano più bambini, resi orfani della mamma per mano di un delinquente, che assistano indifesi ad un fatto tanto sconvolgente, che per tutta la vita rimarrà nei loro occhi e nella loro mente, obbligando a gestire un dolore insopportabile, che renderà fragili e che farà nascere in loro la ribellione e la rabbia di una società, che non ha saputo difenderli”.

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