Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro nascosto in Veneto: è la clamorosa rivelazione di un pentito di mafia che accende i riflettori sull’ipotesi di un covo del superlatitante nel Trevigiano, precisamente a Campo di Pietra, frazione di Salgareda. Il boss, ultimo ‘padrino’ di Cosa Nostra e in fuga dal giugno 1993, si sarebbe rifugiato lì per un breve periodo, nel 2014, all’interno di una cantina. Sarebbe questo il contenuto di quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Emanuele Merenda, che avrebbe chiamato in causa un altro nome noto alla Dda.

Matteo Messina Denaro in Veneto

La latitanza di Matteo Messina Denaro va avanti dal oltre 20 anni, e intorno alla sua fuga si sono aperte differenti ipotesi, nel corso di una caccia all’uomo che tiene costantemente impegnato un pool di inquirenti ad hoc.

Le ultime rivelazioni sul caso che riguarda il ricercato numero uno d’Italia arriverebbero da un pentito, Emanuele Merenda, nell’ambito di un’inchiesta sulle inflitrazioni dei Casalesi a Eraclea, litorale veneto. Ai magistrati, secondo quanto riporta Ansa, il collaboratore di giustizia avrebbe detto che il ‘capo dei capi’ avrebbe soggiornato, per 4 o 5 giorni, in una cantina di Campo di Pietra, frazione di Salgareda, intorno al 2014.

Il boss di Costa Nostra, latitante dal 1993, si sarebbe nascosto in una cantina “dalla facciata di colore giallo” – avrebbe detto Merenda -, ospite di Vincenzo Centineo, palermitano già coinvolto nell’inchiesta della Dda sulla presenza del clan dei Casalesi a Eraclea.

Le dichiarazioni della difesa di Centineo

Il mio cliente non ha mai ospitato, né in alcun modo favorito, la latitanza di alcun boss di associazioni a delinquere, e le dichiarazioni rese nei suoi confronti da Merenda sono già state valutate come prive di alcun riscontro, data anche la recente pronuncia del Tribunale collegiale di Pordenone che lo ha di fatto ritenuto inattendibile“.

È con queste parole, riportate dall’Ansa, che il legale di Vincenzo Centineo, Guido Galletti, smonta l’ipotesi avanzata dal pentito sul presunto appoggio del suo assistito al boss che tiene sotto scacco la giustizia da decenni.