bambino triste

Nel drammatico caso della bambina di 7 anni schiacciata da un’acquasantiera a Udine, arriva ora un altro preoccupante risvolto. Sono oltre 60 i bambini che sono dovuti ricorrere allo psicologo. Alcuni di loro sono pesantemente traumatizzati per quello di cui sono stati testimoni.

La drammatica morte

Il dramma si è consumato nella giornata di giovedì, presso l’Educandato Uccellis di Udine. Qui, dopo la lezione di catechismo Padre Ioan Marginean Cocis stava accompagnando i bambini nella Cappella di Santa Chiara per recitare una preghiera. Tra di loro c’era anche la vittima dell’incidente, Penelope Cossaro. Per motivi ancora al vaglio degli inquirenti, Penelope è stata schiacciata dall’acquasantiera: forse ci si è appesa per gioco, ma quando il pesante arredo di marmo le è caduto addosso, per lei c’è stato poco da fare.


Inutile infatti la corsa in ospedale, la piccola di soli 7 anni è deceduta. L’incidente è avvenuto di fronte a 8 altri bambini, molti dei quali sono ora traumatizzati.

Il parere dello psicologo

Sulle pagine di numerosi quotidiani, tra cui Il Messaggero, trovano spazio le parole del Presidente dell’Ordine degli Psicologi Roberto Calvani. Da monitorar con attenzione, infatti, sono le condizioni psicologiche degli altri bambini a seguito di quella che viene definita “una tragedia infinita“.


Calvani ha infatti riferito che dal giorno dell’incidente sono arrivate numerose chiamate agli psicologi, sia nel settore pubblico che privato. “Abbiamo fatto interventi su quasi sessanta bambini” ha riferito Roberto Calvani.

Come presidente, ho chiesto la disponibilità dei colleghi che potevano fare qualcosa, per far fronte a tante chiamate e richieste” ha poi aggiunto, spiegando come l’Ordine degli Psicologi stia affrontando il momento, così delicato per molti. Tra i bambini che hanno assisto alla scena, ci sono anche casi gravi, come quello di “una bambina che, a quanto diceva la famiglia, non parlava più: dopo la tragedia sembrava essersi chiusa nel mutismo“.

Un trauma contagioso

A preoccupare gli esperti, è il fatto che “in questa occasione si è allargato un senso di trauma che direi contagioso, fra bambini sensibili“. Quello che si può fare in questi casi, spiega Roberto Calvani, è attivare un nucleo speciale proprio per questo tipo di tragedie. “Già in passato avevo proposto al sistema sanitario di costituire una task force di psicologi, per intervenire in pronto soccorso ma anche in situazioni di emergenza psicologica di questo tipo“. L’idea, aggiunge, è creare u gruppo stabile di professionisti già attivi nel sistema regionale e a disposizione in caso di tragedie come quella di Penelope Cossaro.

Il lutto dei bambini

Tra coloro che sono stati coinvolti sin dal principio di questa triste vicende, anche la psicologa dell’Educandato, Evgenia Gasteratou. Sempre sul Messaggero, spiega: “È un lutto molto difficile da elaborare per i bambini“. Molti di loro sono stati testimoni di questo “calvario in diretta“: “hanno assistito involontariamente all’evolversi della tragedia. Non solo gli 8 bambini che erano con lei in chiesa al momento dell’incidente“.
I tentativi di soccorrere la bambina, inoltre, potrebbero aver aggravato la situazione: “Si è cercato di aiutare Penelope portandola in un posto in cui purtroppo era visibile da una classe: alcuni bambini, senza nessuna volontarietà da parte di nessuno, hanno potuto vedere la scena“. Tutto questo, spiega la dottoressa Gasteratou, “ha avuto un impatto e un’eco enorme fra gli altri alunni. E questo non è colpa di nessuno: si stava cercando di salvare una vita“.