Rita dalla Chiesa

Secondo quanto sostenuto dai giudici milanesi della II Corte d’Appello civile, non sarebbe corretto parlare di prescrizione in quanto, l’azione civile volta al risarcimento che avrebbero dovuto intentare i figli di Carlo Alberto dalla Chiesa avrebbe necessitato, come si legge su Il Corriere della Sera, di requisiti che per legge non avrebbero potuto presentare prima. È in questi termini che è stata ribaltata la sentenza emessa nel 2018 dal Tribunale civile di Milano nei confronti di Nando, Maria Simona e Rita Dalla Chiesa che per i giudici dovranno ora essere risarciti dallo Stato.

Morte Generale Dalla Chiesa, il risarcimento negato nel 2018

In quella sentenza emessa nel 2018 dal Tribunale civile di Milano, i figli di Carlo Alberto Dalla Chiesa non avrebbero potuto appellarsi ad un risarcimento civile se non al solo condannato, il boss Calogero Ganci, nullatenente.

Una sentenza che non avrebbe quindi permesso ai 3 figli di dalla Chiesa di avere diritto di accedere al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive, dell’usura e dei reati intenzionali violenti nonché agli orfani per crimini domestici, fondo istituito dalla legge nel 1999.

Ribaltata la sentenza: 400mila euro a testa

Il ribaltamento però, con la recentissima sentenza emessa dalla II Corte d’Appello di Milano e riportata da Il Corriere della Sera, comporta lo stravolgimento di quanto sopracitato, permettendo ai 3 figli di dalla Chiesa, Nando, Maria Simona e Rita di essere risarcitiin assenza di una norma che specificatamente impedisca al danneggiato di agire nel medesimo giudizio contro l’autore del reato, nulla osta che il ‘Fondo’ sia condannato in solido con il reo“, si legge su Il Corriere della Sera.

Secondo quanto riportato dalla testata che cita stralci della sentenza emessa, secondo quanto disposto anche dall’Osservatorio 2018 sulla giustizia civile di Milano, la quota da risarcire sarà maggiorata ed equivalente a 400mila euro per ogni figlio (importo massimo 331mila) a cui segue chiara motivazione: “Per l’efferatezza e gravità del crimine, la finalità, la risonanza mediatica, l’ampia fascia temporale richiesta per identificare i colpevoli, i prolungati stati di tensione e pressione emotiva subìti dai figli della vittima“.