armi nuovo partito nazista

Odiano gli ebrei, hanno svastiche tatuate addosso e credono nella superiorità della razza bianca. Nelle loro case ritratti di Hitler e Mussolini, croci celtiche e armi di ogni tipo.

Purtroppo non è un ritratto di membri del partito nazista nella Germania degli anni ’40, ma ciò che è emerso dall’inchiesta Ombre nere che ha portato alla luce un sottobosco di individui orientati alla ricostruzione del partito nazista, contro i quali sono state disposte diverse misure cautelari. È di poche ore fa l’arresto di uno di loro, il 57enne Maurizio Aschieri, che in casa deteneva illegalmente un grande numero di armi da fuoco.

In tutto, si parla di 19 perquisizioni.

Miss Hitler e l’odio brutale per gli ebrei

Una di loro si faceva chiamare Miss Hitler ma nasce Francesca Rizzi, 26 anni e qualche occupazione part-time. Rizzi, attivissima sui social, pubblicava prevalentemente messaggi di odio contro gli ebrei ed era una figura di riferimento importantissima nel nord-Italia: era anche stata la rappresentante di Autonomia Nazionalista ad un convegno di estesissima destra di Lisbona, dove si era presentata facendo il saluto nazista e intavolando discorsi fortemente antisemiti.

Le intercettazioni sono inquietantemente chiare: Rizzi voleva un nuovo partito nazista in versione italiana, il “partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori”, e faceva anche da “talent scout” cercando online nuovi adepti. In una chat dal nome “Militia” su whatsapp lei e gli altri membri del gruppo si scambiavano spunti e idee su come agire, nonché frasi agghiaccianti: “Solo a parlare dei giudei mi viene il prurito, brutte bestie vanno sterminati”.

Antonella Pavin: “L’Olocausto è una fandonia”

Un’altra di loro, Antonella Pavin, madre e impiegata contabile di 48 anni, è stata intervistata da Repubblica ed ha raccontato senza remore: “I sionisti comandano il mondo, guidano le banche, decidono sulle politiche dell’immigrazione.

Sono la rovina dell’umanità. L’Olocausto è una fandonia”. La Shoah? Un grande inganno secondo lei: “Lasciamo perdere Liliana Segre, ne avrei da dire. Ad Auschwitz c’erano piscina, teatro, cinema. Non è andata come la raccontano”.

Maurizio Aschieri, a quel che si è trovato in casa sua, sembrava pronto alla fase successiva, quella pratica: in casa teneva un fucile, due revolver e una carabina.