mario borghezio

L’ex eurodeputato della Lega Mario Borghezio è accusato di aver cercato di sottrarre dei documenti dall’Archivio di Stato di Torino. Il politico assicura che si tratta di un equivoco, ma sugli avvenimenti indaga ora la Procura del capoluogo piemontese. Non è la prima volta che il leghista si trova ad avere guai con la giustizia: a maggio è stata confermata dalla Cassazione la condanna per i commenti razzisti contro l’ex ministra Cecile Kyenge.

Borghezio nei guai: sottratti documenti all’Archivio storico

A riportare il fatto un’impiegata archivio storico di Torino. Borghezio, storico esponente della Lega e appassionato di storia, si sarebbe recato nell’Archivio torinese per consultare alcuni documenti sulla Seconda Guerra Mondiale.

Secondo gli impiegati però, le intenzioni di Borghezio sarebbero state ben altre e hanno segnalato al Nucleo Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri il tentativo di portarsi via alcuni documenti.

Borghezio: “Volevo solo fare fotocopie”

L’ex europarlamentare si è difeso dalle accuse sostenendo che non era sua intenzione sottrarre documenti. Borghezio ha dichiarato che, essendo un appassionato di storia, voleva solo fare fotocopie dei documenti, una prassi però che sarebbe contro le regole.

Che si tratti di un malinteso, come sostenuto dal leghista, o di qualcosa di più serio sarà la Procura di Torino a deciderlo.

I procedimenti dell’ex eurodeputato

Mario Borghezio, 71 anni, è uno dei più controversi esponenti della Lega, spesso accusato di essere un estremista. La sua carriera politica è iniziata proprio come consigliere comunale a Torino, dove però ha subito diverse aggressioni. La prima nel 2001, mentre era eurodeputato, da un uomo che è poi fuggito, la seconda nel 2005 mentre era sul treno per Milano.

Borghezio nel corso della sua vita è incappato in diversi procedimenti giudiziari.

Oltre alla condanna per gli insulti alla Kyenge, nel 1993 è stato condannato per violenza privata su un minore, dovuto a un episodio in cui ha strattonato un venditore ambulante di 12 anni. Un’altra condanna confermata dalla Cassazione è arrivata nel 2005, per concorso nel reato di danneggiamento seguito da incendio.