Davide Vannoni in primo piano

Arriva in questo momento la notizia della morte di Davide Vannoni, conosciuto al mondo come l’inventore del tanto discusso e controverso “metodo Stamina”. La drammatica notizia trapela ora da Torino ed è giunta dopo un lungo periodo che Vannoni ha trascorso in ospedale, stroncato da un malattia incurabile secondo quanto confermato da La Repubblica. Lo scienziato, ma anche politico, si è spento all’età di 53 anni.

Morto Davide Vannoni, dall’esperienza personale al metodo

Una notizia che arriva in questi momenti quella della morte di Vannoni, laureatosi in Scienze della Comunicazione che desunse il metodo dalla sua personale esperienza quando nel 2005, a Charkiv, in Ucraina, venne curato con un trapianto di cellule staminali dopo aver subito una paralisi facciale.

Dall’infinitamente piccolo, all’infinitamente grande: tornato dall’Ucraina, Vannoni aveva deciso di proporre lo specifico trattamento anche in Italia con l’appoggio della Re-Gene Srl, da lui gestita a Torino insieme ad altri due biologi.

La stessa società che venne poi chiusa nel 2009 a seguito di una lunga inchiesta proprio sull’uso delle cellule staminali “al di fuori dei protocolli sperimentali previsti dalla legge“.

Lo stesso metodo, nel 2001, entrò nell’Ospedale di Brescia in qualità di “cura compassionevole”, metodo che prevede la possibilità di far utilizzare farmaci ma anche terapie la cui sperimentazione clinica non è ancora stata completata. Azione però interrotta, nuovamente, nel 2013 quando NAS e AIFA rilevarono il mancato rispetto di requisiti di sicurezza e igiene a cui si aggiunse la carenza nella documentazione prescritta dalla legge.

Il “metodo Stamina” per le malattie neurodegenerative

Il “metodo Stamina”, come molti ricorderanno, ha fatto discutere per lungo tempo e non è mai stato a tutti gli effetti ufficializzato come “trattamento”, ma solamente come presunto tale.

Un metodo che nello specifico si rivolgeva a tutte quelle malattie neurodegenerative basato sulla conversione delle cellule staminali mesenchimali in neuroni. Un metodo che Vannoni aveva sperimentato in prima persona nel lontano 2007, quando di ritorno dall’Ucraina, aveva deciso di importarlo in qualità di “cura alternativa” dalla quale avrebbero potuto essere tratti benefici.