Cronaca

Pacco bomba a Firenze: rivelate le motivazioni della condanna ai 3 anarchici

Dopo la condanna ai 3 anarchici responsabili del pacco bomba alla libreria Il Bargello di Firenze, i giudici hanno reso note le motivazioni della sentenza
Polizia Scientifica

Rese note le motivazioni legate alla condanna di 3 anarchici, responsabili del pacco bomba fuori dalla libreria il Bargello il 01 gennaio 2017. Per i giudici, si trattò di una vera e propria lotta allo Stato.

Il pacco bomba esploso nel 2017

A Capodanno 2017 gli artificieri intervenirono per disinnescare un ordigno sospetto trovato fuori dalla libreria Il Bargello di Firenze, vicina agli ambienti di estrema destra di Casa Pound. A seguito dello scoppio, la bomba ferì gravemente uno degli artificieri: l’agente Mario Vece perse una mano e riportò altre gravi lesioni.


Per il fatto, gli inquirenti seguirono la pista che portava ad un gruppo anarco-insurrezionalista e nell’estate dello stesso anno questa portò a numerosi arresti. 2 anni più tardi, è arrivata la sentenza.

Condannati 3 anarchici

Per il fatto, a luglio di quest’anno sono state condannate tre persone: Pierloreto Fallanca, Giovanni Ghezzi e Salvatore Vespertino. I tre devono scontare 9 anni di carcere, mentre una quarta persona indagata per il pacco bomba di Firenze se l’è cavata con 2 anni per la sola associazione a delinquere.

Ai tre, vicini agli ambienti anarchici, i giudici hanno contestato il reato di lesioni personali gravissime e non tentato omicidio.
A distanza di 5 mesi, l’Ansa riporta le motivazioni della sentenza.

Per i giudici fu lotta allo Stato

Nel processo furono 26 gli anarchici imputati per vari episodi, non solo i 3 colpevoli del pacco bomba di Firenze.

Oggi l’Ansa ha riportato le motivazioni della sentenza, in cui si evince che i condannati “lottavano contro le istituzioni dello Stato“, perseguendo la “realizzazione dell’ideale con ogni mezzo anche illecito“. I giudici sottolineano anche il modus operandi violento e che includeva anche “scagliare petardi, bombe molotov o ordigni artigianali di cospicua potenza“.


Per i giudici, questi costituivano “un’associazione organizzata in modo articolato, tanto che “il gruppo appare unito e anzi quando l’azione investigativa e giudiziaria diventano pressanti ‘i capi’ prendono il comando“.

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