erdogan conte di maio

Nell’epoca dell’assenza delle superpotenze, sono i protagonisti regionali ad agire. Questo è vero soprattutto nel Medio Oriente, come ci ha insegnato l’infinita guerra per procura in Siria. Ora le manovre si spostano in Libia, che vede la Turchia appropriarsi del vuoto di influenze internazionali nel Paese spaccato dalla guerra civile. Recep Tayyip Erdoğan festeggia l’approvazione del memorandum di intesa con il governo riconosciuto dall’ONU di Fayez al Sarraj per fortificare la cooperazione militare. A pagarne lo scotto è in primis l’Italia, debole dal punto di vista diplomatico e marginalizzata nelle manovre internazionali messe in atto per la risoluzione del conflitto.

E, per estensione, ininfluente sulla gestione delle ingenti risorse petrolifere che fanno della Libia oggetto del contendere di vari Stati, mediorientali e non.

Turchia, firmato memorandum con la Libia

Il Parlamento turco ha approvato sabato il memorandum di cooperazione militare con il Governo di accordo nazionale della Libia. Gli aiuti arriveranno ad al Sarraj per contrastare l’avanzata del generale Haftar e del suo Esercito nazionale libico, che da mesi puntano su Tripoli. Erdoğan si è detto pronto ad aumentare l’impegno in favore del Governo di accordo nazionale, nonostante l’embargo per le armi imposto al Paese mediorientale, ignorato anche da Russia e Paesi del Golfo che invece inviano aiuti militari alla controparte, il generale Haftar.

Il quale ha risposto sequestrando una nave cargo battente bandiera di Grenada con a bordo tre cittadini turchi.

Putin ed Erdoğan al centro dello scacchiere

La contrapposizione tra Russia e Turchia in Libia sarà discussa durante un incontro tra Vladimir Putin ed Erdoğan il mese prossimo. Ad oggi Russia e Turchia sembrano gli unici protagonisti in grado di influire su un possibile congelamento del conflitto, segnando la scomparsa dell’influenza dell’Italia e dell’Europa dallo scacchiere mediorientale.

Il protagonismo crescente della Turchia in Libia è stato decretato già lo scorso 27 novembre, con l’accordo su due memorandum, uno di cooperazione militare e uno riguardante la Zona economia esclusiva marittima. Diventato effettivo l’8 dicembre, quest’ultimo accordo segna l’espansione turca nel sud-est del Mediterraneo. A farne le spese è la Grecia, dato che la Turchia ha imposto i suoi diritti sulle trivellazioni nell’area contesa di Cipro.

Roma si taglia fuori dalla Libia

La maldestra diplomazia italiana guidata dal ministro Luigi Di Maio segna l’autogol in Libia.

Mesi in cui il Paese mediorientale è sparito dall’agenda politica italiana hanno portato la Libia dritta nelle braccia della Turchia. Roma non si siede ai tavoli in cui si decide come disinnescare la guerra nel Paese e l’Europa la segue nell’irrilevanza. Sul piatto non c’è solo prestigio internazionale, ma progetti vitali per il nostro continente, come il gasdotto EastMed, che avrebbe dovuto renderci meno dipendenti dalla Russia.

Il gasdotto dovrebbe collegare il Mediterraneo orientale all’Italia tramite il passaggio in Grecia e a Cipro, area adesso a dominio economico turco.

L’incertezza e alcune gaffe con l’alleato al Serraj segnano la decadenza della politica internazionale italiana, causando una forte reazione anti-italiana a Tripoli. L’Italia è accusata dai libici di aver abbandonato il Paese, che ora troverà altrove nuovi alleati. In politica d’altronde, come è noto, un vuoto non rimane mai tale a lungo.