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Annuncio di Luigi Di Maio a margine del Consiglio Affari Esteri in Lussemburgo: l’Italia bloccherà l’export di armi verso la Turchia. Si tratta di una decisione che sarà sigillata in un decreto ministeriale – prossimo alla firma, secondo quanto riferito dal ministro – e che riguarderà i prossimi contratti in ambito internazionale. La richiesta di un fronte unito sulla crisi in Siria avrebbe incassato l’impegno da parte degli Stati membri.

Stop all’export di armamenti

L’Italia bloccherà l’export di armamenti alla Turchia, secondo quanto riferito dal ministro Di Maio a margine del Consiglio Ue in Lussemburgo. Gli altri Stati si sarebbero impegnati ad adottare la stessa linea in materia di contratti futuri, e questo nell’ottica di un intervento mirato a far fronte alla questione siriana.

La richiesta dell’Italia era un impegno da parte di tutti (…) perché non possiamo accettare quello che sta facendo la Turchia. L’Europa oggi parla con una voce e tutti gli Stati condannano quello che sta facendo la Turchia in territorio siriano“.

La richiesta a Mogherini

Questa la sintesi della posizione espressa e sostenuta dall’Italia, che ha chiesto chiaramente una iniziativa di matrice “europea” e non semplicemente nazionale.

Ho detto anche a Federica Mogherini – ha aggiunto Di Maio – che ci sarà bisogno nei prossimi Consigli europei di fare uno screening dell’applicazione di questo impegno in ogni Stato: ognuno di noi si è impegnato; tutti noi dovremo emanare degli atti, ognuno con i suoi tempi, ma sicuramente saranno tempi inferiori ad una procedura di embargo Ue“.

Il ministro ha poi sottolineato la necessità di percorrere in modo più incisivo la via di una soluzione diplomatica all’escalation registrata nelle ultime ore con l’offensiva turca:Con il dialogo e la diplomazia dobbiamo lavorare a fermare questa escalation. E inizieremo dalla riunione dell’alleanza anti Daesh“.

Intanto la situazione in Siria si è fatta incandescente: le forze turche hanno preso il controllo di due aree a nord, quella di Ras al-Ain e Tel Abyad.

Secondo dati riportati da Rojava Network, uno dei media curdi attivi su Twitter, alle prime ore del 14 ottobre sarebbero 75 le vittime civili e 450 i feriti, in riferimento soltanto alla prima delle due località sopra citate.