Ján Kuciak Martina Kusnirova

Dalla Slovacchia arriva un forte, importante segnale riguardo il primo caso di giornalista ucciso nel Paese. Ieri, durante il processo per l’omicidio di Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnirova, è stato condannato a 15 anni di reclusione Zoltan Andrusko.

Omicidio Kuciak, nessuno sconto per l’imputato

Andrusko, imprenditore proprietario di una pizzeria, è stato ritenuto colpevole di aver fatto da intermediario tra i mandanti dell’omicidio e gli esecutori materiali, gli ex militari Miroslav Marcek (reo confesso) e Tomas Szabo. Secondo quanto riportato dall’Agenzia di stampa della Repubblica Slovacca Tasr, il verdetto del Tribunale Penale Specializzato (STS) di Pezinok è definitivo in virtù del patteggiamento di Andrusko, che ha collaborato sin dalle primo momento.

Nonostante il pubblico ministero avesse inizialmente proposto una pena di 10 anni la sentenza non sorprende, visto l’enorme polverone mediatico sollevato dal caso.

Il duplice omicidio è avvenuto il 21 febbraio del 2018 a Velka Maca, regione di Trnava. Le vittime sono state uccise con due soli colpi, uno al petto per Kuciak, uno alla nuca per Kusnirova. Un delitto che ha profondamente smosso l’opinione pubblica, portando l’ex Primo ministro Robert Fico a presentare le dimissioni un mese dopo l’accaduto.

Il 27enne Ján Kuciak stava lavorando a un’inchiesta su dei finanziamenti dell’Unione Europea, portando allo scoperto le infiltrazioni mafiose nella vita politica slovacca. L’articolo sarebbe dovuto uscire sul noto sito d’informazione slovacco Aktuality.

Quattro imputati per la prossima udienza

Secondo le accuse, formalizzate durante l’udienza preliminare del 19 dicembre di quest’anno, i mandanti dell’esecuzione sarebbero l’imprenditore Marian Kocner e la sua collaboratrice Alena Zsuzsova.

Kocner avrebbe ordinato alla Zsuzsova di organizzare l’omicidio del giornalista già alla fine del 2017, in seguito a una serie di articoli che indagavano sulle attività dell’imprenditore slovacco.

Il processo riprenderà l’8 gennaio 2020 e, se le accuse venissero confermate, i 4 imputati (già impegnati comunque in altri processi per differenti reati, dal possesso di armi illegali all’evasione fiscale) rischierebbero una pena che va dai 25 anni fino all’ergastolo.