Terremoto in Centro Italia del 2016

Dal 2016, c’è un’altra parte di Italia impegnata nella ricostruzione. Il terremoto del Centro Italia, che ha distrutto il paese di Amatrice e molti altri causando quasi 300 morti, ha lasciato dietro di sé un enorme cumulo di macerie e di interventi di ricostruzione da fare. Secondo un inchiesta de Il Tempo, però, finora ne sono stati realizzati solo 15.

La lenta ricostruzione del Centro Italia

Era il 24 agosto del 2016 quando la terra sotto l’Umbria, Abruzzo, Marche e parte del Lazio tremò di nuovo. Un terremoto di magnitudo 6, sufficiente per causare quasi 300 morti, altrettanti feriti e cancellare il paese di Amatrice e molti altri.

Il sisma del Centro Italia arrivava solo 7 anni dopo quello dell’Aquila e sottolinea ancora una volta la fragilità di fronte ad un sisma.
Da allora, ovviamente, si lavora per ricostruire, per ridare case, scuole ed edifici a coloro che non vogliono essere costretti ad abbandonare la propria terra. Prima dal sisma, poi da una lenta burocrazia e ricostruzione. Oggi Il Tempo ha pubblicato un articolo in cui si analizzano costi e stato dei lavori, delineando un quadro decisamente lento.

Speso solo 49 milioni, 15 gli interventi realizzati

Nel pezzo, a cura di Alberto di Majo, si evidenzia la lenta e difficile ricostruzione delle zone del Centro Italia interessate dal sisma. Viene infatti reso noto che degli oltre 2.291 interventi previsti, ne sono stati realizzati solo 15 in tre anni e mezzo. Quasi tutti sono stati eseguiti su edifici scolastici. In percentuale, si tratta dello 0,65% dei lavori da fare. Il problema non è di natura economica, però. Grazie agli stanziamenti pubblici, agli sms solidali per Amatrice e gli altri comuni, sono stati raggiunti 2 miliardi e 160 milioni di euro.

Tutti per la ricostruzione: gli interventi risultano infatti tutti finanziati. Soldi spesi finora: 49 milioni, il 2,42% del totale.

I problemi: macerie e l’amministrazione

A incidere pesantemente su questi esigui risultati, racconta Il Tempo, sono numerosi fattori. Il principale è l’enorme quantitativo di macerie che hanno invaso le zone colpite dal terremoto nel 2016, oltre 2 milioni e mezzo di tonnellate. Nei giorni scorsi Il Giornale ha riportato che il governo non ha prorogato la concessione per i siti di recupero, imponendo quindi un ulteriore stop al recupero delle macerie.

Oltre a questo, incidono anche la lentezza burocratica e i continui cambi di amministrazione.

Una situazione decisamente problematica, che alimenta lo stato di emergenza nelle regioni e nei territori colpiti da un terremoto che non ci si riesce a lasciare alle spalle.

Immagine in evidenza: Wikimedia Commons / Dimensioni modificate