volante dei carabinieri

A 5 mesi dal ritrovamento del corpo di una donna in un sacco a pelo, a Riotorto (Livorno), arriva la svolta. La vittima, Simonetta Gaggioli, secondo gli inquirenti sarebbe stata uccisa dalla nuora, ora arrestata con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Trovata morta in un sacco a pelo: la svolta

C’è una svolta clamorosa nel giallo di Simonetta Gaggioli, la 76enne trovata morta in un sacco a pelo, il 3 agosto scorso, in un fosso a Riotorto (Livorno), lungo la Vecchia Aurelia.

Secondo le ultime evoluzioni d’indagine, a uccidere la donna, ex funzionaria della Regione Toscana, sarebbe stata la nuora.

È questa la convinzione degli inquirenti, sfociata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di Adriana Pereira Gomes, 32enne di origine brasiliana.

Le accuse sono omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo quanto riportato dall’Ansa, Filippo Andreani, compagno 48enne della donna finita in manette e figlio della vittima, resterebbe indagato per concorso nei reati contestati ma la sua posizione potrebbe alleggerirsi dopo l’ultima novità investigativa.

L’arresto 5 mesi dopo il ritrovamento

Il giallo di Simonetta Gaggioli è esploso nella calda estate 2019, il 3 agosto, quando il suo corpo senza vita è stato ritrovato in un fosso del Livornese avvolto in un sacco a pelo.

Secondo quanto emerso finora, a carico della nuora della vittima penderebbero elementi schiaccianti. Sullo sfondo, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, ci sarebbe l’aspettativa di mordere parte dell’eredità che il compagno – figlio della 76enne – avrebbe incassato con la sua morte.

Per questo potrebbe aver ucciso, secondo gli inquirenti, ma non si escludono nuovi colpi di scena anche in ordine al movente dell’omicidio.

L’azione sarebbe maturata nel contesto di una forte conflittualità intestina.

Uccisa da una dose massiccia di farmaci

A stroncare la vita di Simonetta Gaggioli, secondo quanto emerso dall’esame autoptico, sarebbe stata una dose massiccia di un medicinale che già assumeva. Si parla di una quantità che sarebbe di 10 volte superiore a quella regolarmente prescritta alla 76enne, rivelatasi dunque letale e che, per l’accusa, sarebbe stata somministrata all’anziana dall’arrestata.

Il figlio della vittima potrebbe vedere alleggerita la sua posizione, e addirittura uscire definitivamente dal quadro di sospetti ed elementi che si è andato definendo nel corso delle indagini.

Nel corso di un esperimento giudiziale condotto sulla scena del crimine in incidente probatorio, infatti, grazie alla simulazione del trascinamento di un sacco a pelo con un manichino del peso della vittima, si sarebbe dimostrata la possibilità che la 32enne – che continuerebbe a dirsi innocente – possa aver agito da sola, senza il coinvolgimento attivo del compagno nella fase di occultamento.