monete, banconote e salvadanaio

Il panorama previdenziale è tessuto di continui dibattiti e interrogativi. All’orizzonte, nel ventaglio di scenari possibili nell’era post Quota 100, spunta l’ipotesi Quota 102, ma di cosa si tratta? La prima traduzione è: si potrebbe andare in pensione a 64 anni di età, con 38 di contributi.

Quota 102: cos’è e come funziona

La sperimentazione triennale di Quota 100 – formula di pensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi introdotta dal primo Governo Conte – si concluderà il 31 dicembre 2021. Dopo questa data, il buio, almeno fino alla definizione della misura che andrà a prendere il suo posto.

Tra le ipotesi spunta Quota 102, modalità di accesso alla pensione che scatterebbe con un minimo anagrafico e contributivo rispettivamente fissati a 64 (adeguato alla speranza di vita) e 38 anni. Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche Itinerari previdenziali, ne ha parlato al Sole 24 Ore e Corriere della Sera.

La Fornero è uno spettro che resta al di là delle misure non strutturali introdotte, e questa, secondo l’esperto di previdenza, potrebbe essere una soluzione utile ad arginare il rischio di uno ‘scalone’ che farebbe schizzare in alto l’età del pensionamento.

Il piano sarebbe meno costoso della precedente misura: secondo le prospettive avanzate dagli esperti, costerebbe allo Stato circa 2,5 miliardi annui fino al 2028. “Rispetto a quanto stanziato – ha sottolineato Brambilla al Sole 24 Ore si risparmierebbero oltre 11 miliardi al 2028 e circa 1 miliardo al 2036“.

Sul fronte degli svantaggi per i lavoratori, però, ci sarebbe lo scoglio del ricalcolo contributivo: chi dovesse accedere a questa formula di pensionamento, riporta il Corriere, potrebbe vedere il proprio assegno ridursi fino a un 20-30%.

Sindacati contro la proposta

A questo scenario si oppongono i sindacati, e Adnkronos riporta le dichiarazioni di Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil: “Le ipotesi di riforma previdenziale che prevedono l’obbligo di avere un numero alto di contributi non possono essere accettate, come quella definita Quota 102, con 64 anni di età e 38 di contributi, ancor peggio se accompagnate dal ricalcolo contributivo di tutta la carriera lavorativa“.

Il fronte del ‘no’ sarebbe unanime e fondato sulla convinzione che un intervento come questo precluderebbe l’accesso alla pensione anticipata a una platea pericolosamente ampia, in particolar modo alle persone “più deboli sul mercato del lavoro, a partire da giovani e donne“, ha concluso Ghiselli.

E appare chiara anche la posizione di Uil, nelle parole del segretario confederale Domenico Proietti riportare dall’agenzia. A suo dire, infatti, Quota 102 non sarebbe la giusta declinazione per dare una concreta risposta all’esigenza di flessibilità diffusa, sullo sfondo di criticità irrisolte legate a Quota 100.

Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, via Twitter ha puntato l’attenzione sulla cornice di ‘garanzia’ fissata intorno alla misura Quota 100, che resterebbe comunque blindata fino al 2021: “Abbiamo preso un impegno coi cittadini perciò Quota 100 non si tocca.

Già da questo mese al @MinLavoro cominciamo a lavorare alla riforma delle pensioni insieme agli altri dossier sul tavolo, in primis il salario minimo“. Il resto è ancora nel limbo dell’incertezza.