sinti incinta

Per la prima volta in Italia sarà possibile accedere gratuitamente ad uno dei test più importanti, ed al contempo più costosi, che una donna potrebbe trovarsi ad effettuare in gravidanza: il test sul Dna fetale.

Importante per far emergere la presenza di sindromi gravi nel feto, finora il test del Dna fetale è stato in tutta Italia a carico della paziente: oggi in Emilia Romagna si parte con un piano di finanziamento per cui si prevede che entro l’anno, nell’intera regione, ogni donna a prescindere dalle sue condizioni fisiche e dalla sua età potrà effettuare il test.

Amniocentesi e villocentesi: il rischio di aborto

Fino ad oggi esistevano diversi metodi con cui si poteva esaminare il Dna del feto in arrivo, per poter capire se c’era o meno un forte rischio di sindromi. Due metodi che sono però purtroppo fortemente invasivi e prevedono un rischio di aborto non ignorabile. Per questo motivo, solo le donne oltre i 35 anni e quelle per le quali si considera un rischio probabile di patologie genetiche, devono sottoporsi ad amniocentesi e villocentesi.

Un test efficace…ma costoso

Il test del Dna fetale è invece semplicemente un prelievo di sangue: dal plasma della madre si ricava il Dna del feto, che viene esaminato.

Il test non dà una certezza assoluta ma dà la possibilità di far emergere un’alta percentuale di rischio di presenza di Trisomia 13, Trisomia 18, Sindrome di Turner e di Klinefelter.

Il test, però, è molto costoso: va dai 700 ai 1000 euro e per questo viene consigliato solo nei casi in cui sia ipotizzabile la concreta presenza di una sindrome a livello genetico.

Il progetto in Emilia-Romagna

Quello che ha stabilito la Regione Emilia-Romagna è che da oggi sarà possibile accedere, per ora solo a Bologna, a quello che viene chiamato Nipt-Test.

Sono previsti 9 mesi di prova su Bologna e, se tutto va bene, il test sarà gratuito per tutte le donne a prescindere da età e situazione clinica entro l’anno in tutta la Regione. Il test è controindicato solo nel caso in cui la gravidanza preveda 3 o più feti e nel 2% dei casi il campione risulta non idoneo. Si tratta ad ogni modo di un passo da gigante per tutte le donne in stato di gravidanza, e si spera che lo stesso provvedimento venga presto preso da altre regioni.