Abusi su minori. Immagine di repertorio

Nella vicenda di Bibbiano esiste un terzo attore che, a volte, si è ritrovato ad essere parte lesa suo malgrado: la famiglia affidataria.

Se in alcuni casi i genitori affidatari sono finiti essi stessi sotto indagine, in altri casi si sono trovati ad essere ignare vittime di un sistema malato e doloso. È il caso ad esempio di una coppia di affidatari di Modena, ovvero coloro i quali si sono ritrovati ad accudire la bimba del caso-pilota che diede il via alle indagini. Oggi i due affidatari hanno cercato di rimediare a quanto accaduto (senza esserne neanche responsabili) ed hanno cercato, insieme alla famiglia della piccola, di creare un nucleo allargato equilibrato e stabile.

La madre affidataria ha confidato ricordi ed emozioni a Il Corriere della Sera.

Il caso-pilota dell’inchiesta

Quando hanno capito cosa era successo e che i genitori della piccola che gli era stata affidata non erano dei mostri, hanno voluto chiedere scusa. Non che loro avessero fatto consapevolmente del male a nessuno, ma volevano in qualche modo stringere una connessione con quelle persone che avevano tanto sofferto.

Tutto era iniziato nell’aprile del 2018, quando la nonna della piccola di 10 anni aveva ricevuto un’inquietante telefonata dai servizi sociali: non avrebbe dovuto mai più andare a prendere la bambina a scuola perché da quel momento si sarebbero occupati loro di lei.

Il disegno incriminante

A giugno 2018 la piccola è arrivata dai genitori affidatari, che ora raccontano come la versione dei fatti fornita loro non fosse affatto positiva. La bimba, figlia di genitori diventati tali troppo giovani (a 17 anni lui, 14 lei) aveva disegnato se stessa e il padre su un foglio nel quale sembrava che le sue braccia tendessero verso le parti intime dell’adulto: un chiaro sintomo secondo i servizi sociali d abusi sessuali.

Peccato che il disegno sia risultato falsificato: Ci venne detto che la madre era inadeguata e anche il padre era problematico, dice ora la madre affidataria, aggiungendo che anche le figure dei due nonni venivano descritte in maniera negativa.

Una nuova famiglia allargata

Quando, infine, i genitori biologici si sono incontrati con gli affidatari, questi ultimi hanno capito che era stata fornita una versione falsa dei fatti.

Ho capito che non erano certo le persone inadeguate descritte dagli psicoterapeuti della Val d’Enza: la mamma è una donna molto dolce così come lo è il padre, pur nelle sue difficoltà. I nonni sono generosi e accoglienti”.

Da lì il bisogno di chiedere scusa a questi genitori che avevano sofferto tanto: “A un certo momento mio marito e io ci siamo vergognati dell’idea che ci eravamo fatti di questa famiglia e abbiamo deciso di chiedere scusa”.

Oggi la piccola, che è tornata a casa sua, può contare su un nucleo famigliare allargato, come spiega l’affidataria: “I suoi genitori e i nonni durante le feste siedono alla nostra tavola.

È come se fossimo diventati un’unica grande famiglia“.