obesità

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Obesity, le persone obese generano 700 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, che rappresentano circa l’1,6% di tutte le emissioni a livello globale. Questo risultato è ottenuto sia direttamente, attraverso i processi metabolici, sia indirettamente, a causa della maggiore quantità di cibo prodotto per soddisfare il fabbisogno.

1150 chilogrammi di CO2 ogni anno per persona

Vari studi hanno sottolineato già da tempo la correlazione tra produzione di carne, allevamenti intensivi ed emissioni di CO2, con le ben note conseguenze sul piano del riscaldamento globale. Se una fetta sempre più grande di popolazione mondiale si predispone ad un consumo eccessivo di cibo, il cortocircuito può diventare piuttosto evidente.

Secondo la ricerca, condotta dall’Università di Copenaghen e dall’Università dell’Alabama, l’obesità è collegabile ad un 20% di emissioni di gas serra in più, rispetto a quelle derivanti da persone di peso normale.

I calcoli sono stati effettuati tenendo in considerazione le emissioni associabili al metabolismo, all’aumento nella produzione di cibo nelle varie filiere e al maggiore consumo di combustibili fossili nella fase del trasporto. Sommando tutti questi dati, i ricercatori hanno stabilito che ogni singola persona obesa sarebbe “responsabile”, direttamente o indirettamente, dell’emissione di circa 1150 chilogrammi di CO2 ogni anno.

Se moltiplicata per milioni di volte, la cifra diventa fatalmente rilevante anche a livello mondiale.

Obesità e impatto sociale

Gli autori della ricerca sono fra i primi a rendersi conto di come tutto ciò non debba essere trasformato in una semplice accusa a chi è in sovrappeso: “È di importanza cruciale che queste informazioni non conducano a stigmatizzare le persone obese – si legge nello studio – L’obesità dovrebbe essere vista come un problema di salute pubblica, che richiede politiche e migliori di programmi di gestione, piuttosto che diventare un’occasione per colpevolizzare il singolo individuo”.

Attivare nuove e più efficaci politiche non è però sempre facile, perché il problema coinvolge non solo l’aspetto sanitario, ma anche quello culturale. Come sottolineano gli autori concludendo lo studio, infatti, alle persone rimane la libertà di scegliere se mangiare in modo sostenibile e salutare, oppure no.