Seggio elettorale

Il giorno dopo la decisione della Consulta relativa al referendum sulla legge elettorale, vengono esaminate meglio le ragioni che hanno portato alla sua bocciatura. Per la Consulta, infatti, il quesito era “eccessivamente manipolativo”.

Bocciato il referendum per abrogare il proporzionale

La decisione della Consulta di bocciare il referendum proposto da 8 regioni a guida centrodestra, ha fatto infuriare Matteo Salvini. “È una vergogna, è il sistema che si difenda” ha tuonato in un tweet. Tra le prime ragioni divulgate dalla Consulta emerge un risvolto diverso.
La Consulta depositerà la sentenza solo il 10 febbraio, ma è stata divulgata una nota pubblica in cui si fa chiarezza sulla scelta. Così come presentato, il quesito risulta infatti “estremamente manipolativo”. La proposta della Lega e del centrodestra era quella di eliminare la quota proporzionale prevista dalla legge elettorale per Camera e Senato. Si puntava quindi a passare quindi ad un maggioritario puro. Tale abrogazione, però, avrebbe aperto un buco che avrebbe reso impossibile il ricorso al voto.

La legge elettorale non sarebbe stata applicabile

La Costituzione italiana prevede una norma: la legge elettorale in vigore deve garantire il ricorso al voto popolare in qualsiasi momento. La Consulta ha infatti deliberato in favore e rispetto della nostra carta costituente. Ha rilevato infatti che se abrogata quella parte in sede referendaria, allora la modificata legge in vigore non avrebbe potuto garantire il voto immediato.
Le modifiche, così proposte, non si integrano con la Costituzione. Nonostante la lamentela di Matteo Salvini, non è la prima volta che la Corte si esprime nello stesso modo su tali questioni.

La proposta puntava all’autoapplicazione

Nella nota informativa della consulta, viene specificato quindi che la proposta presentata non può essere approvata “per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito nella parte che riguarda la delega al governo, ovvero proprio nella parte che, secondo le intenzioni dei promotori, avrebbe consentito l’autoapplicatività della ‘normativa di risulta“. Il tentativo del centrodestra per rendere legittima la proposta, infatti, puntava anche a pronunciarsi sulla legge delega sulla riduzione del numero dei parlamentari. In questo modo avrebbe potuto funzionare anche con il nuovo sistema elettorale maggioritario risultante dalla eventuale vittoria al referendum.

La Corte ha anche bocciato un conflitto d’attribuzione presentato da 5/8 regioni. Per molti, tale gesto è la dimostrazione che ci si rendesse conto dell’inammissibilità stessa del quesito presentato.