Persona in manette, arresto

Si è conclusa la vicenda processuale relativa ai 2 uomini che a febbraio del 2019 hanno ucciso un 63enne, suocero di uno degli arrestati. Il genero lo ha ucciso per via di abusi sulla figlia e ora dovrà passare 20 anni in carcere.

L’omicidio di Rozzano, nel milanese

Il caso aveva agitato il comune di Rozzano, nel milanese. Lo scorso 25 febbraio, infatti, 2 uomini avevano raggiunto un 63enne originario di Napoli e uno di loro aveva aperto il fuoco. L’uomo era morto con 4 colpi di pistola, sparati all’addome, alla spalla e al collo, mentre si trovava di fronte ad un grande centro commerciale della zona.


L’omicidio è sembrato sin da subito un esecuzione, portata avanti a sangue freddo. Le indagini non hanno però dovuto attendere molto: pochi giorni dopo il genero 35enne della vittima si è costituito e ha confessato di aver ucciso l’uomo, suo suocero.

Il 63enne era indagato per pedofilia

Alla base dell’esecuzione e della scelta di uccidere il padre della moglie, c’era un motivo ben preciso. L’uomo infatti era sotto indagine per abusi sessuali nei confronti della nipotina.

Il padre, però non ha voluto attendere la legge e ha deciso di ricorrere alla giustizia privata, uccidendo l’uomo.
Assieme a lui, sullo scooter in quel momento c’era un amico 27enne, anch’egli arrestato e ritenuto complice. Il giovane però si è sempre dichiarato estraneo ai fatti e non sapeva delle reali intenzioni del killer.

Condannati a 20 e 18 anni di carcere

L’Ansa oggi ha riferito l’esito del processo con rito abbreviato nei confronti dei 2 accusati. I giudici hanno condannato il genero a 20 anni di carcere, mentre per l’uomo ritenuto complice ne sono stati comminati 18.


Nonostante i 2 decenni a testa da passare dietro le sbarre, si tratta di una pena che tiene conto delle circostanze attenuanti: il gup Aurelio Barazzetta ha preso in considerazione il movente, non dando pieno riconoscimento alla richiesta della Procura, che chiedeva l’ergastolo per entrambi gli accusati.