latte venduto italia

Uno studio effettuato sia dall’università Federico II di Napoli che, successivamente, da Il Salvagente, porta una nuova ombra di preoccupazione sull’industria del latte.

Pare infatti che nella metà dei latti freschi e UHT esaminati siano state rilevate percentuali variabili di farmaci: questa conclusione ha portato a chiedersi se e quanto sia rischioso per le persone, nel lungo termine, assumere latte che contiene antibiotici o antinfiammatori.

Un test effettuato più volte

Alla base dei test effettuati ci sarebbe un nuovo metodo di analisi messo a punto dall’Università Federico II e dall’Università di Valencia che permetterebbe di rilevare nel latte sostanze di natura farmacologica che invece non risultano nei testi ufficiali effettuati dalle aziende.

Ad essere stati esaminati sono stati campioni di latte fresco e UHT di alcune delle maggiori aziende italiane, come Coop, Granarolo, Esselunga, Parmalat e Carrefour.

Sono state esaminate 21 confezioni di latte e in circa la metà di esse sono state ritrovate tracce di amoxicillina, neloxicam e dexamethasone. Il primo è un’antibiotico, gli ultimi due un anticortisonico ed un antinfiammatorio.

Le concentrazioni di farmaco rilevato erano basse (tra 0,22 mcc/kg e 1,80 mcc/kg) ma tali da far sorgere interrogativi preoccupanti.

I test dell’Università Federico II

L’università Federico II ha effettuato il medesimo test, su 56 latti italiani. Anche in questo caso è risultato che nel 49% dei campioni ci fosse presenza di sostanze farmacologicamente attive. I risultati del test sono stati pubblicati sul Journal of Dairy Science ed Alberto Ritieni, a capo del team di analisi, ha comunque aggiunto: “Nelle nostre conclusioni sottolineiamo che dato che il latte è raccomandato nella loro nutrizione, i neonati e i bambini in età infantile sono particolarmente esposti a queste sostanze e potrebbero risultare più vulnerabili“.

Rischi soprattutto per bambini e neonati

Ma quali sono, dunque, i principali rischi che tali risultati fanno temere? Innanzitutto che si sviluppi un antibiotico resistenza, soprattutto nei casi di persone giovani o molto giovani. In secondo luogo si teme che ingerire latte con sostanze farmacologiche attive per anni possa portare ad una modifica del microbiota umano, ovvero il sistema di batteri e microrganismi presenti nel nostro corpo che aiutano gli apparati a svolgere al meglio le loro funzioni, garantendo benefici di diverso tipo.

La reazione di Antonio Limone

Le aziende contattate, riporta il Salvagente, sono state estremamente proattive nel raccogliere le conclusioni emerse, che sono state anche a loro di grande aiuto. Inoltre Salvagente riporta le parole di Antonio Limone, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che sottolinea come i test ufficiali portino ad essere ottimisti sull’industria del latte italiano: “Partendo dall’utilità dello studio, che rappresenta un metodo diagnostico rapido, non dobbiamo creare allarmismi.  Solo nei nostri laboratori, nel 2019, abbiamo analizzato oltre 5500 dati relativi al latte e non abbiamo riscontrato non conformità in relazione a questo argomento. Ben vengano gli studi a tutela della sicurezza alimentare per i cittadini consumatori su un tema così attuale e delicato, ma non dimentichiamo che l’Italia è un paese attento in materia e che esistono piani nazionali che monitorano costantemente tutte le produzioni alimentari“.