Zucchero Fornaciari

Può il piazzamento in classifica al Festival di Sanremo essere un buon indicatore della futura carriera di un artista? Nel caso di Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, decisamente no. Il cantante reggiano, uno fra i più conosciuti e apprezzati in Italia e nel mondo, con decine di milioni di dischi venduti, può annoverare nel suo palmares legato alla manifestazione canora risultati davvero poco esaltanti, tra cui tre penultimi posti e una 20esima posizione finale.

Zucchero Fornaciari, la gavetta

Parlare degli esordi di Zucchero significa raccontare una storia di gavetta, difficoltà e determinazione.

Nato a Reggio Emilia nel 1965, deve il proprio nome d’arte al soprannome che aveva scelto la maestra delle elementari per riferirsi a lui. Diplomato come perito elettronico e arrivato vicino alla laurea in veterinaria, il giovane Zucchero non ha paura di sporcarsi le mani, facendo lavori come quelli del tornitore, salumiere o fornaio.

Appassionato fin dall’inizio alla grande musica americana, alle sonorità blues e soul d’oltreoceano, suona in vari gruppi, prima del definitivo esordio avvenuto proprio sul palco dell’Ariston in occasione del Festival di Sanremo 1982. Incredibile ma vero, la canzone presentata, Una notte che vola via, arriva al penultimo posto, “superata”, si fa per dire, solamente da Vado al massimo di Vasco Rossi, classificatosi ultimo.

Insuccessi sanremesi

La delusione regalata da quel Festival è solo la prima. L’anno successivo, infatti, Zucchero ci riprova con il brano Nuvola, che questa volta evita le ultime posizioni della classifica, ottenendo un comunque poco soddisfacente 20esimo posto. Sono anni non facili per il cantante, visto che anche l’album di esordio, Un po’ di Zucchero, non raggiunge le vendite sperate.

Dopo essersi recato in California, alla ricerca di un sound nuovo e più in linea con la scena internazionale, realizza il secondo album, Zucchero & The Randy Jackson Band, portato a Sanremo con il singolo Donne.

Nonostante il grande successo radiofonico, la canzone si classifica nuovamente al penultimo posto, gettando ulteriori ombre sul futuro dell’artista.

Il terzo album e la definitiva affermazione

La quarta e ultima partecipazione di Zucchero al Festival di Sanremo, almeno come concorrente, arriva nel 1986 con Canzone triste. Come ormai da “tradizione”, il brano si aggiudica ancora una volta la penultima piazza, in quella che sembra diventata una piccola maledizione.

A seguito dell’insuccesso dei primi due album, i produttori discografici decidono comunque di concedere una terza occasione al cantante, che si affida così alle sonorità rhythm and blues a lui tanto care. La scelta, finalmente, paga: il terzo album, Rispetto, del 1986, tocca i vertici delle classifiche, superando le 300mila copie vendute e diventando la vera e propria svolta di un’intera carriera.

Il ritorno a Sanremo

Da quel momento in poi nasce lo Zucchero che conosciamo ancora oggi, lo Zucchero amato a livello internazionale per il suo approccio musicale e stimato da artisti come Eric Clapton, Brian May, Joe Cocker e Miles Davis.

Lo stesso Zucchero di Oro, incenso e birra, il disco del 1989 capace di vendere 8 milioni di copie e di rimanere per anni l’album italiano più venduto nel mondo. Per quanto riguarda il rapporto con Sanremo, sarebbero arrivate un altro paio di apparizioni sul palco dell’Ariston, ma solo nei panni dell’ospite. Una situazione che potrebbe ripetersi anche quest’anno, dopo l’annuncio di Amadeus di volerlo includere in una delle serate del Festival. Dopo 14 album in studio, l’ultimo intitolato D.O.C. e pubblicato lo scorso novembre, il ritorno avrà per lui un sapore sicuramente speciale.