Tragedia di Piazza San Carlo

Sono passati quasi tre anni, ma sulla tragedia di Piazza San Carlo bisogna ancora mettere un punto definitivo. A maggio la Giustizia ha condannato i membri della banda dello spray che hanno scatenato il panico nella piazza torinese. Ora sotto processo ci sono tra gli altri la sindaca Chiara Appendino e l’ex questore Angelo Sanna. L’ipotesi è che la Questura sapesse del rischio e non abbia agito tenendo conto dello stesso.

La tragedia di Piazza San Carlo: 2 morti e migliaia di feriti

I fatti risalgono alla finale di Champions League 2017, quando migliaia di tifosi si radunarono in Piazza San Carlo per seguire la Juventus. Quindi il panico e l’enorme calca scatenata dall’uso di spray al peperoncino in mezzo alla folla, al fine di compiere piccoli furti.
Il bilancio di quella notte è stato tragico: oltre 1500 i feriti e 2 morti, la 38enne Erika Pioletti e Marisa Amato, rimasta paralizzata e poi deceduta 6 mesi dopo i fatti. 4 persone sono state condannate per omicidio preterintenzionale. Ora l’attenzione si sposta su un altro filone d’inchiesta, quello delle responsabilità della Questura e del Comune di Torino.

La Questura sapeva del rischio?

A sollevare la domanda è il quotidiano locale La Stampa, che riporta il contenuto dell’udienza preliminare per la tragedia di Piazza San Carlo. Coinvolti in questa fase processuale ci sono la sindaca Chiara Appendino, l’ex questore Angelo Sanna e altre 10 persone. Quasi tutte hanno scelto il rito abbreviato.
Come riporta il quotidiano, la difesa punta ad evidenziare che erano state prese tutte le misure di sicurezza necessarie. Lo farebbe, tuttavia, senza menzionare che la banda dello spray di Torino aveva già colpito altre 3 volte.

I precedenti della banda dello spray

Il sospetto avanzato dal quotidiano e su cui si concentra il processo, è che Polizia e Carabinieri sapessero del rischio, ma l’abbiano in qualche modo sottovalutato. La banda dello spray, infatti, aveva già colpito in altre 3 occasioni: la prima nel febbraio 2016, al Reload Music Festival; la seconda ad un concerto di Marracash e Guè Pequeno al teatro Concordia di Venaria a gennaio 2017 e quindi di nuovo al Reload Music Festival un mese dopo. Di fronte ai precedenti, ci si chiede quindi perché non siano state portate avanti segnalazioni e direttive adeguate al rischio, come dichiarato dal capo della polizia Franco Gabrielli. La piazza era colma di gente e il cortocircuito tra “security” e “safety” (cioè tra la sicurezza contro la criminalità e quella contro gli incidenti) ha portato alla tragedia.

Se, come sottolinea La Stampa, si fossero considerati i precedenti che erano stati ampiamente riportati sui giornali e online, la sicurezza intesa come prevenzione di crimini sarebbe potuta essere più adeguata. L’esito dei processi stabilirà definitivamente le responsabilità del caso.