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L’ormai storico rapporto di tensione tra Matteo Renzi e Piero Pelù vede stavolta segnare un punto il leader di Italia Viva.

Il rocker fiorentino ha infatti patteggiato un risarcimento di 20mila euro nei confronti dell’ex Sindaco di Firenze, nonché delle scuse ufficiali, per via delle dichiarazioni fatte sul palco del concerto del primo maggio nel 2014.

Le dichiarazioni sul palco del “concertone”

Pelù e Renzi non sono in buoni rapporti dal 2009, ed è stato quasi sempre il rocker a dare gli affondi maggiori tramite social o dichiarazioni pubbliche. Se a volte si trattava di post ironici, nel 2014 -sul palco del Primo Maggio- Pelù definì Renzi “il boy scout di Licio Gelli”.

Quella che seguì fu solo una reazione di calma apparente da parte di Renzi, che in quel momento era in carica come Presidente del Consiglio. Negli anni aveva stilato un elenco di tutti coloro che, dal suo punto di vista, lo avevano diffamato: vip come lo chef Vissani, giornalisti come Marco Travaglio e testate come Panorama e il Fatto Quotidiano. E, tra loro, per la frase su Licio Gelli, ci finì Piero Pelù.

La tempesta…dopo la quiete

Nel corso del 2019, ad acque chete, Matteo Renzi aveva smosso i sepolcri e dichiarato guerra alla diffamazione tramite la sua enews ufficiale: “Avevo promesso di iniziare a chiedere i danni per le infamie che ho ricevuto in questi anni. E vi avevo garantito che vi avrei tenuti informati”.

A quanto pare la cifra chiesta da Renzi a Pelù era notevolmente più alta ma, in seguito a patteggiamento, alla vigilia di Sanremo, i due avevano patteggiamento una cifra di risarcimento di 20mila euro e scuse da parte del cantante.

Rapporti tesi dal 2009

L’acredine di Piero Pelù nei confronti di Matteo Renzi nasce probabilmente nel 2009, quando Renzi, neo Sindaco di Firenze, non è stato riconfermato come direttore artistico dell’Estate fiorentina. Da lì, Pelù aveva espresso più volte, in maniera più o meno pesante, cosa pensava di Renzi. Nel 2013 l’aveva definito “Sindaco latitante”, mentre nel 2014 aveva postato sui social un’immagine in cui teneva in mano un rotolo di carta igienica con raffigurata la faccia di Matteo Renzi. Nel 2016 era stata la volta della “denuncia” della matita cancellabile nei seggi elettorali, prontamente smentita a livello istituzionale.

Oggi, la decisione di patteggiare porta in scena l’ultimo atto di una pace che non sembra s’abbia da fare.