Silvio Berlusconi

Giuseppe Graviano, il boss di Cosa Nostra affiliato alla famiglia di Brancaccio e in carcere al 41 bis da oltre 25 anni, è tornato a muovere pesanti accuse durante il processo Ndrangheta Stragista in corso a Reggio Calabria.

Le nuove rivelazioni di Giuseppe Graviano

Già giovedì scorso, durante la sua deposizione, il boss 66enne ha sostenuto di aver incontrato almeno 3 volte, durante il periodo della sua latitanza, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Una dichiarazione fortemente contestata dal legale dell’ex premier, Niccolò Ghedini, come riporta La Repubblica: “Dichiarazioni destituite di ogni fondamento e palesemente diffamatorie“.

Ora Graviano è tornato a parlare e, rispondendo alle domande del pm Giuseppe Lombardo, ha nuovamente tirato in ballo il Cavaliere: “Avevo chiesto al mio compagno dell’ora d’aria, Umberto Adinolfi, di avvicinare persone vicine a Berlusconi per ricordargli il suo debito. Doveva rispettare i patti”.

Il prestito a Silvio Berlusconi

Sempre secondo quanto riportato da La Repubblica, il boss si riferisce a un prestito, del denaro “che mio nonno aveva consegnato a Silvio Berlusconi, all’inizio degli anni Settanta, stabilendo una percentuale del 20 per cento da allora in poi”.

Soldi che non sarebbero stati mai tornati in Sicilia: “Non volevo fare brutta figura con l’impegno di mio nonno verso quelle persone”.

Secondo le ricostruzioni frutto anche delle precedenti dichiarazioni, l’investimento ammonterebbe a circa 20 miliardi di lire, utilizzati negli anni ’70 per costruire Milano 3 e, successivamente, nello sviluppo dell’impero televisivo di Berlusconi. Soldi che comunque, come ammette anche Graviano, sono in parte arrivati: “A mio cugino arrivavano di tanto in tanto dei soldi: 500 milioni, 300 milioni. E lui li investiva, a Palermo e in altre parti d’Italia.

Aveva dato 600 milioni per comprare dei magazzini, cosa che poi non fece. E investì nell’Iti caffè”.

Molti segreti ancora da rivelare

Nonostante ciò, il boss continua a sostenere la sua innocenza riguardo le stragi del ’92-’93: “Sono innocente, ho una dignità, non dico bugie”. Aggiungendo di avere molte altre informazioni a sua disposizione, che potrebbe rivelare “quando mi interrogherete in nuove occasioni”, anche se rifiuta categoricamente il pensiero di diventare un pentito: “Non collaborerò mai, mai accetterò un ricatto, possono venire quanto vogliono, possono mettermi in croce.

Qualcuno non vuole la verità, ma una verità. Per fare carriera”.

Ha tradito anche Marcello Dell’Utri

Il boss infine, incalzato dal pm, lancia un’ultima, pesante accusa al Cavaliere: “Ha tradito anche Marcello Dell’Utri. Le leggi che ha fatto Berlusconi hanno danneggiato pure lui, che è stato condannato“. Bisognerà vedere ora come Berlusconi, e i suoi legali, decideranno di difendersi da queste nuove accuse.

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