Esami di laboratorio

Nella giornata di ieri, si è appresa un’altra buona notizia che permette di fare un passo avanti nella comprensione del nuovo Coronavirus. All’ospedale Sacco di Milano è stato isolato il ceppo italiano del SARS-CoV-2: si tratterebbe di una variante rispetto all’originale cinese e capire come è mutato potrebbe essere molto importante per il prossimo futuro.

Isolato il ceppo italiano, diverso da quello cinese

Dietro la scoperta c’è il team di ricercatori del laboratorio universitario retto dal prof. Massimo Galli all’ospedale Sacco di Milano. La ricerca è stata coordinata dalla prof.ssa Claudia Ballotta e in molti sottolineano come anche in questo caso il virus sia stato isolato grazie alle eccellenze italiane al femminile.


Come annunciato dal prof. Galli con un discorso riportato da numerosi media, nei giorni scorsi il team ha raggiunto un importante risultato. “Abbiamo isolato il virus in quattro pazienti di Codogno – le parole riportate da Repubblica – Siamo riusciti a isolare virus autoctoni, molto simili tra loro ma con le differenze legate allo sviluppo in ogni singolo paziente“. Il virus italiano, insomma, sarebbero in parte diverso.

Cosa significa e perché è importante

A seguito della scoperta, va sottolineata l’importanza dell’aver isolato il ceppo italiano del Coronavirus e soprattutto di aver notato che c’è già stata una prima mutazione rispetto a quello cinese.

Fondamentale è infatti “seguire le sequenze molecolari e tracciare ogni singolo virus per capire cos’è successo, come ha fatto a circolare e in quanto tempo“, riferisce il prof. Galli. Dal momento che i virus (anche quello dell’influenza) tendono a mutare spontaneamente e a diventare più o meno aggressivi, per gli scienziati è importante capire a fondo il nuovo SARS-CoV-2, virus responsabile dell’infezione Covid-19.

Il virus verrà moltiplicato e studiato

Da Repubblica, si apprendono altre considerazioni del prof. Galli e del team del Sacco che ha isolato il ceppo italiano. Avrebbe detto: “È il primo passo per poterlo moltiplicare e studiare nel dettaglio, a esempio per ottenere la sua sequenza genetica. A partire da questa possono essere riprodotti in laboratorio frammenti utili per preparare farmaci e vaccini“.
Tramite Il Messaggero, vengono aggiunte altre parole che spiegano ancora meglio questo concetto: “Forse quello a cui siamo più immediatamente interessati è cimentare in vitro la possibilità di crescita con vari farmaci già disponibili per altre aree che possano teoricamente esser utilizzati per questa malattia“.

Lavorare con quello che si ha, quindi, in attesa di un vaccino ad hoc.

A breve disponibile un vaccino italiano?

A tal proposito, sono da riportare le importanti parole di Luigi Aurisicchio, amministratore delegato dell’azienda di biotecnologie Takis. Repubblica riporta le sue parole circa la possibilità di un vaccino creato qui in Italia. “Abbiamo realizzato il progetto molecolare del vaccino e saremmo pronti a testarlo negli animali per metà marzo” riferisce Aurisicchio. Le normative italiane però sono più restrittive sulla sperimentazione animale e questo allungherà i tempi.


Se dovessero avere il via libera, “potremmo passare ai test cellulari per verificare se il vaccino è in grado di neutralizzare il coronavirus“. Questione di pochi mesi, quindi.

Utile per la cura, ma anche per capirne la diffusione

C’è anche un altro aspetto per cui è fondamentale aver isolato il ceppo italiano del Coronavirus. Da un lato è importante studiarlo per capire come curarlo, dall’altro permette di sapere che cosa si sta andando a cercare con esattezza. Di questo si occupa più nello specifico l’altro laboratorio del Sacco, quello diretto dalla dr.ssa Gismondo, come riferito dalla stessa ieri al Tg La7.

Un elemento confermato anche dal collega Massimo Galli e riportato da Repubblica: “Studiare l’epidemia italiana ci consentirebbe di datare la penetrazione del virus in Italia e quindi surrogare la difficoltà che abbiamo nell’identificazione del paziente zero“.

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