marco vannini

La decisione della Corte di Cassazione di annullare il processo d’appello per l’omicidio di Marco Vannini era arrivata un mese fa circa, ed aveva dato un motivo di gioia, dopo tanta sofferenza, a tutti coloro che sono vicini alla famiglia del giovane morto la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015.

Con soccorsi immediati sarebbe ancora vivo

Le motivazioni della sentenza di Cassazione sono chiare: Marco è morto perché gli hanno sparato, e perché dopo avergli sparato, non lo hanno soccorso in tempo. Si legge infatti, come riportato da Ansa: “La conseguenza sia delle lesioni causate dallo sparo che della mancanza di soccorsi che, certamente, se tempestivamente attivati, avrebbero scongiurato l’effetto infausto”.

Per 110 minuti Marco Vannini fu in bilico in un equilibrio tra la vita e la morte che, ad ogni minuto, pendeva sempre di più verso l’inesorabile fine della vita del giovane.

Gli elementi a sfavore dei Ciontoli

Al momento della morte di Marco era presente la sua fidanzata, Martina Ciontoli, e il fratello di lei, Federico. Inoltre c’era la fidanzata di Federico, Viola Giorgini, e i genitori dei due ragazzi Ciontoli: Antonio Ciontoli e Maria Pezzillo.

Dopo lo sparo, la condotta della famiglia è stata ritenuta da diverse analisi e perizie insufficiente, non bastevole a garantire un soccorso immediato e salvifico per Marco Vannini che aveva delle ferite che non ne avrebbero causato la morte se si fosse agito in tempo.

Tanti gli elementi a sfavore dei Ciontoli: in nessuna chiamata al 118 fu nominato il proiettile, e tali chiamate furono tardive. Il fatto che non si fosse parlato di ferita da arma da fuoco ha fatto sì che i soccorsi non potessero provvedere ad arrivare con il team necessario e che, una volta arrivato all’ospedale, Marco Vannini fosse già di fatto spacciato.