La casa di Giulietta

A volte la fama di un personaggio letterario, indissolubilmente legata ad una specifica ambientazione, è in grado di diventare un veicolo pubblicitario molto potente. Accade così che moltissime persone, magari senza esserne pienamente consapevoli, visitino mete turistiche non “vere”, ma create ad arte per riproporre la magia di un libro e del suo autore. È il curioso caso di tre dimore letterarie, nate dalla fantasia di grandi scrittori ma trasformate in realtà da un più prosaico fiuto per gli affari.

La casa di Giulietta

Uno dei casi più clamorosi è proprio relativo al Bel Paese. Ogni anno, infatti, migliaia di turisti visitano la casa di Giulietta a Verona, corredata dal famoso balcone.

Nonostante sia il secondo monumento veronese più visitato dopo l’Arena, non si tratta di un luogo “vero”, ma di una ricostruzione ad hoc di epoca moderna, escogitata per capitalizzare il successo della tragedia di William Shakespeare. L’attuale casa, così come la balconata, è frutto di un pesante quanto fantasioso lavoro di ristrutturazione, risalente a fine anni ‘30, sotto la direzione dell’allora direttore del museo civico veronese Antonio Avena.

Lo scopo era proprio quello di fornire ai lettori di Shakespeare un luogo familiare, anche se, in realtà, essenzialmente falso.

Il castello di Dracula

Il castello di Bran è uno dei monumenti nazionali della Romania. È spesso etichettato come il “castello di Dracula”, in relazione al celebre romanzo Bram Stoker. Lo scrittore si era effettivamente ispirato ad un personaggio storico vissuto in questa zona della Transilvania nel 1400, Vlad l’Impalatore. Il castello in questione, però, non fu di sua proprietà ed è improbabile che lo scrittore irlandese fosse al corrente della sua esistenza.

Il legame attuale tra Dracula e il castello di Bran è stato inventato, in definitiva, per puro scopo turistico negli anni ‘70 del Novecento.

La casa di Sherlock Holmes

Molti turisti si recano a visitare la casa di Sherlock Holmes a Londra. Situata al 221B di Baker Street, proprio nel luogo descritto nei libri di Arthur Conan Doyle, è sede del primo museo dedicato al famoso investigatore. Come pare evidente, anche in questo caso si tratta di un’operazione commerciale, dato che il personaggio non è realmente esistito. La situazione non aveva mancato di creare qualche polemica: l’immobile, infatti, si troverebbe al numero 239, ma avrebbe, per così dire, preso in prestito il 221B.

La stessa Jean Conan Doyle, figlia dello scrittore, non era per niente entusiasta di questo museo, perché riteneva che potesse spingere il pubblico a credere, erroneamente, nell’esistenza di Sherlock Holmes.