medici in mascherina in ospedale

Purtroppo non ce l’ha fatta Marcello Natali, medico di famiglia di 56 anni di stanza a Codogno e segretario dei medici di famiglia di Lodi. Nel giorno in cui l’Italia ha superato il gramo record di decessi in 24 ore rispetto ad ogni altro Paese, la morte di Natali aggiunge amarezza alle già tristi notizie.

I medici di base, così come ogni altro lavoratore nel sistema sanitario, si trovano in questo momento in prima linea nel combattere il contagio di COVID-19. Le condizioni disperate in cui versano sono state denunciate all’AdnKronos da Irven Mussi, amico di Natali e medico di base a Milano.

Morto il medico di famiglia di Codogno

La Lombardia è la Regione più flagellata dalla pandemia, con ospedali allo stremo e un altissimo numero di contagi. I decessi registrati sono 1.959, tra cui Marcello Natali, nessuna particolare patologia pregressa e probabilmente infettato mentre svolgeva il suo lavoro. Ricoverato a Cremona, è stato poi trasferito a Milano, dove è stato intubato a causa della grave polmonite bilaterale.

L’ultimo SMS

È il collega Irven Mussi a parlare della scomparsa di Natali, raccontando l’ultimo SMS mandato dal collega: “Ci avevi lasciato il 13 marzo con un ultimo messaggio, un messaggio secondo il tuo stile semplice, diretto, razionale: ‘Io purtroppo non vado bene, desaturo parecchio, in mascherina con 12 litri di ossigeno arrivo a 85.

Prevedo un tubo nel breve/medio termine’. Hai salutato tua moglie e poi è iniziato il solito calvario di questi giorni“.

Nella lettera pubblicata dall’AdnKronos Salute, Mussi continua: “Ora sei morto, solo, come tutti (…) È arrivata la terribile notizia: il maledetto virus ha abbattuto un’altra quercia, come Stella, come Giovita, come tanti altri.

Fino a quando?“.

La rabbia per le mancate protezioni

Nella sua lettera il medico di famiglia esprime anche la rabbia di fronte alla situazione: “Sono molto addolorato, distrutto, ma anche molto arrabbiato! Non è per caso che succede questo, siamo stati mandati in guerra senza nessuna protezione; almeno i fanti portavano l’elmo“.

Mussi continua riferendosi al collega: “E tu a Codogno sei stato come sempre il primo ad entrare in guerra, con paura, ma con un superiore senso del dovere. E sei stato sconfitto.

 Con te siamo tutti stati sconfitti. È assurdo, devastante: siamo la prima barriera e non abbiamo protezioni, ci stiamo ammalando in tanti, rischiamo di far ammalare i nostri pazienti“. La voglia di vincere la battaglia contro il virus è tanta, ma per farlo servono le “armi appropriate“, conclude il medico.

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