uomo supermercato

In seguito ai decreti emanati per regolare l’emergenza Coronavirus, alcuni supermercati della grande distribuzione hanno impedito l’acquisto di articoli di cancelleria come quaderni, matite, pennarelli, fogli, e colla. Non è raro vedere scaffali transennati e addirittura interi reparti ai quali viene vietato l’accesso, con tanto di cartelli che annunciano il divieto di vendita di questi articoli. È evidente che questi prodotti non possano essere categorizzati come beni di prima necessità, ma sono sicuramente indispensabili per i tanti bambini che, oltre a non poter andare a scuola, si trovano impossibilitati a fare i compiti e privati di strumenti utili a trascorrere in serenità le tante ore da passare chiusi dentro casa.

Sui social le polemiche dei genitori

Proprio per questo motivo, negli ultimi giorni, si è scatenata sui social la polemica di tanti genitori: “Noi mamme affrontiamo questa emergenza sanitaria con i nostri figli ogni giorno e abbiamo il dovere di rendere le loro giornate spensierate e piene di colore. Le scuole sono chiuse e come possiamo anche negargli di giocare?”, si legge nel testo diventato virale e presente in molti post.

Altri condividono racconti di come siano stati bloccati alle casse perché avevano nel carrello matite colorate e pennarelli.

Post facebook sulla vietata vendita di quaderni e matite
Post facebook sulla vietata vendita di quaderni e matite

La situazione non è uguale in tutto il Paese

Ciò che appare chiaro è che la situazione non è omogenea su tutto il territorio nazionale. Le segnalazioni, riportate da molte fonti, arrivano principalmente dalle grandi catene di distribuzione, come Esselunga, Carrefour ed Eurospin. In altre aree del Paese, al contrario non ci sarebbe stata alcuna limitazione nell’acquisto di determinati prodotti. Come stanno realmente le cose?

Facciamo il punto della situazione.

Vendita cancelleria vietata? Facciamo chiarezza

Non esiste alcun decreto che vieta esplicitamente la vendita di articoli di cancelleria nei supermercati. La differenziazione dei comportamenti assunti dagli esercizi commerciale è dovuta ad una diversa interpretazione del decreto dell’11 marzo che impone che restino aperti solo i negozi che vendono generi alimentari o una serie di “beni di prima necessità”. Alcune imprese non avrebbero dunque ritenuto che i prodotti di cartoleria rientrassero in questa categoria e ne hanno, quindi, bloccato la vendita.

A questo si aggiunge il fatto che molti di questi supermercati si trovano in grandi città e hanno dimensioni che richiamano un gran numero di persone: da qui la necessità di limitare il più possibile la permanenza della clientela all’interno del negozio, in modo da rendere più scorrevole la coda di gente in attesa all’esterno.

Inoltre, alcune fonti riferiscono che sarebbe stata espressa la volontà di evitare una “concorrenza sleale” a danno degli esercizi concorrenti che sono stati costretti a chiudere.

Conad e Federdistribuzione sono intervenuti in merito alla vicenda

Federdistribuzione, riportano numerose fonti, avrebbe dichiarato che si starebbe attivando per cercare di fare chiarezza sulle norme sulle vendite da applicare durante questo periodo di emergenza.

Si è espresso anche Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad: “Capisco tutto, siamo in un momento particolare – le sue parole riportate anche da Repubblica – ma proprio per questo aggiungere complicazioni e limitazioni crea confusione per i nostri dipendenti che sono già sotto pressione”.

Il problema, avrebbe specificato Pugliese nelle citazioni riportate, è “anche per i consumatori. La norma rischia di creare problemi di ordine pubblico, ho visto clienti arrabbiati perché non potevano acquistare un paio di mutande”. La sua considerazione finale è che la merce esposta debba poter essere venduta tutta.

Senza contare che ogni regione e ognuno interpreta la norma a modo suo“.

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