hopper di Riccardo Pirrone

Chi l’ha detto che i personaggi dei più famosi quadri non siano soggetti a restrizioni? In tempo di Coronavirus la quarantena non risparmia nessuno e come un metaforico Giuseppe Conte delle tele, a svuotare i bar di Hopper e Degas ci ha pensato Riccardo Pirrone, conosciuto ai più come il social media manager di Taffo Funeral Services, l’agenzia funebre italiana che ci ha insegnato a ridere della morte.

Intervistato da The Social Post, Riccardo Pirrone racconta #Artepidemia, il progetto artistico contemporaneo che si serve dell’arte per rappresentare la vita ai tempi del Covid-19.

#Artepidemia, l’arte di stare a casa

Che cos’è #Artepidemia?

Artepidemia è una parola che mi sono inventato e fa parte di un progetto artistico contemporaneo. Si tratta di arte in real-time marketing: trattiamo la notizia più saliente del momento incastrandola nei quadri famosi, modificandoli in base al contesto attuale. Abbiamo preso dei quadri di Hopper, di Monét, di vari altri artisti e da questi quadri abbiamo tolto le persone.

Hopper di Pirrone
CoronaVirus Marzo 2020 – Italia; ispirazione: Josè Manuel Ballester; ideazione: Riccardo Pirrone; elaborazione grafica: Simone Putignano

Con quale criterio hai scelto i quadri da “spopolare”?

Ho scelto quadri famosi proprio perché presenti nell’immaginario delle persone come i locali di Hopper, il bacio di Hayez, conferendo un effetto un po’ straniante perché è come se anche i protagonisti di questi quadri rispettassero la quarantena. Da una parte rimani spiazzato perché non riesci quasi a riconoscere il quadro; dall’altra ti fa quasi piacere che anche l’arte si sia adeguata ad un contesto abbastanza teso che è quello dell’isolamento, della quarantena per via di questa epidemia. Si vede il vuoto ed effettivamente se ci facciamo un giro per fare la spesa ci accorgiamo che le città sono deserte, hanno un altro volto, proprio come ce l’hanno anche questi quadri.

L'urlo di Munch di Pirrone
CoronaVirus Marzo 2020 – Italia; ispirazione: Josè Manuel Ballester; ideazione: Riccardo Pirrone; elaborazione grafica: Simone Putignano

Ho cercato di prendere dei luoghi moderni o comunque luoghi in cui le persone si potessero rispecchiare quindi bar, locali, case, vicoli di città in modo tale che non fossero posti fantastici. Io ho avuto l’idea e Simone Putignano si è occupato della grafica.

Monet di Pirrone
CoronaVirus Marzo 2020 – Italia; ispirazione: Josè Manuel Ballester; ideazione: Riccardo Pirrone; elaborazione grafica: Simone Putignano

Che fine fanno i personaggi dei quadri?

È a libera interpretazione: sono morti o stanno a casa? Il messaggio che deve venir fuori riguarda l’emergenza. Secondo me molti hanno preso questa quarantena sottogamba tant’è vero che i vari post che pubblico sui miei social per le aziende che tratto vanno a ricordare ai nostri di stare a casa, di non uscire, di stare attenti, di mettersi la mascherina.

Degas di Pirrone
CoronaVirus Marzo 2020 – Italia; ispirazione: Josè Manuel Ballester; ideazione: Riccardo Pirrone; elaborazione grafica: Simone Putignano

Perché un progetto proprio sul Coronavirus?

Io personalmente, che sono un pubblicitario e social media manager, creo messaggi e creo questi progetti d’arte per comunicare stati d’animo. Lo faccio anche per le aziende che seguo: confeziono messaggi che sono uno specchio del tempo in cui viviamo, quindi è normale che il Coronavirus sia ora la notizia principale insomma.

Come ti è venuto in mente di servirti proprio dell’arte?

Perché è una cosa che conoscono tutti e che dovrebbero conoscere tutti. Se tu parti dalle opere che tutti possono conoscere, da un modello a cui far riferimento, se lo smonti è come andare a smontare una sorta di tabù.

Destabilizzi un concetto che è già stabile nella mente delle persone, come il quadro. Se lo vai a cambiare vai a creare quel disagio che suscita l’interesse. Questo è uno dei tanti metodi creativi: vai a cambiare un qualcosa che nel tempo è stabile. È una prima regola, non so perché proprio i quadri, potevo anche usare le statue.

Hayez di Pirrone
CoronaVirus Marzo 2020 – Italia; ispirazione: Josè Manuel Ballester; ideazione: Riccardo Pirrone; elaborazione grafica: Simone Putignano

Tu come stai vivendo la quarantena?

Io sono stato male, sto male da 20 giorni quindi io ho iniziato la quarantena prima.

La sto vivendo che lavoro, non è che mi sia cambiato tantissimo tranne dalle 6 del pomeriggio a mezzanotte, questo è l’unico momento della giornata in cui è cambiato qualcosa. Di base devo lavorare quindi è cambiata la location ma non il lavoro in sé e per sé, anzi il lavoro è aumentato. Stiamo mettendo un po’ di toppe e pezze ad un piano di comunicazione che era stato progettato in una maniera totalmente differente. Molte aziende purtroppo ora sono chiuse, stiamo cercando di capire cosa fare ad aprile, nel senso: dobbiamo progettare un aprile roseo oppure no?

Cosa vuol dire?

È cambiata la situazione, facciamo dei messaggi di mutuo aiuto per le imprese, cerchiamo di comunicare quello che le aziende fanno di buono per la comunità. Ho vari clienti che si stanno prodigando tanto per la comunità sia a livello economico che a livello lavorativo. Non è facile anche se non siamo un settore che è stato colpito tantissimo. Dobbiamo cambiare, è chiaro che se chiudono intorno a me varie aziende diventa problematico anche per noi. Per ora stiamo cercando di aiutare il più possibile con la comunicazione quelle aziende che sono in difficoltà. La comunicazione è una medicina ma non so se cura ogni cosa.

Quello che possiamo fare noi è dire di stare a casa.

Il successo di Taffo: l’arte di ridere di tutto, anche della morte

Sei riuscito a coniugare l’ironia ad un grandissimo tabù per noi occidentali come la morte. Come si trasforma il dolore in umorismo?

Non si può trasformare il dolore, lo si deve salutare ed accettare. Il funerale serve proprio per mettere fine al dolore. Quello che facciamo noi con la comunicazione è non far pensare al momento contingente ma dare dei messaggi positivi sulla vita. La vita e la morte sono parte comunque della nostra esistenza, bisogna viverli tutti e due appieno e quindi giocare sia con l’uno che con l’altro e non vedere la morte come un qualcosa di cui non parlare, di cui non ridere.

Anche parlarne banalmente: ci sono parole che vengono dette sempre sotto voce perché trattano temi di cui nessuno vuole sentir parlare, dalla morte alle malattie. Tutte cose che è meglio che non se ne parli, per dirti l’esempio principale: il cancro le persone lo chiamano il “brutto male”, non lo chiamano cancro. Non ci siamo inventati niente noi come comunicazione, l’abbiamo solo portata e resa quanto più popolare a livello social per la comunicazione di Taffo.

Qual è il punto di forza della comunicazione di Taffo?

È diventato talmente un punto di sedimento che ormai parlare di bare, tombe e lapidi è quasi diventato normale e spesso viene considerato, fortunatamente ormai, alla stregua di qualsiasi altro prodotto, qualsiasi altro servizio. Non è da tutti, c’è una cerchia di persone che ancora vede tutto questo mondo come una cosa di cui non parlare e tutto un altro mondo è riuscito invece ad accettare questa cosa e a rendere poi la community di Taffo sempre più grande, a farla diventare quasi un’opinionista di ogni cosa.

In che senso?

Il punto di vista di Taffo che comunque lavora tutti i giorni con la morte e con la vita può essere interessante. Ad esempio ci chiedevano il post sul Coronavirus prima ancora che scoppiasse l’emergenza. Successivamente c’era il bisogno di far stare a casa la gente e noi abbiamo fatto il solito post, leggermente ironico, cinico ma fondamentalmente buono, aveva una buona causa di fondo. Questo perché inizialmente la gente faceva quello che voleva quindi cercando di scherzarci sopra con un gioco di parole tra casa e cassa volevamo mandare comunque un messaggio positivo e ha raggiunto 5 milioni di persone, quindi qualcosa ha fatto.

Il post instagram di Taffo
Il post di Taffo per il Coronavirus. Fonte: Instagram

La raccolta fondi per lo Spallanzani di Roma

L’ultimo post sul Coronavirus ha un tono che si discosta dalla classica ironia di Taffo, come mai?

Volevano ancora smorzare un po’ i toni che erano diventati un po’ troppo festosi e chiedere una giornata di lutto nazionale. Molti hanno criticato la scelta di cambiare il tono di voce. Chiaramente quando c’è il funerale non sono ironici (Taffo [NdR]) che ballano e cantano, quando fanno i funerali sono seri e professionali tant’è vero che in questa situazione ci siamo dimostrati allo stesso modo, cioè seri e professionali anche nella comunicazione.

Quando c’è da lavorare bisogna essere seri, quando siamo in situazioni normali possiamo essere persone. È quello che dico sempre io, loro prima di essere becchini e un’azienda che vende funerali, sono persone e quindi sui social si comportano come tali: parlano, pensano ed esprimono anche opinioni sulla politica e i vaccini, la droga e qualsiasi cosa di si parla. È per questo che funziona molto, perché esprimono il loro punto di vista e le persone non considerano più Taffo come un brand ma come un’entità.

post instagram di Taffo
Post di Taffo. Fonte: Instagram

In questa emergenza anche Taffo si è schierato in prima linea?

Sì, abbiamo lanciato una raccolta fondi per lo Spallanzani ed è andata anche molto bene, abbiamo raccolto 14mila euro in 3 giorni. Volevo darli subito allo Spallanzani perché l’emergenza è tanta e prima dai i soldi, prima riescono a fare tutte le pratiche burocratiche per acquistare beni e servizi. Abbiamo fatto in 3 giorni una donazione lampo e l’ospedale ha già ricevuto i fondi quindi è andata molto bene anche se il tempo era veramente stretto.

Certo non bene come Chiara Ferragni e la cosa che mi fa più ridere di tutto questo è che un’agenzia funebre raccolga i fondi per non far morire le persone, un ossimoro! Io penso che non esista in nessuna parte del mondo.

il post Instagram di Taffo
Il post di Taffo sulla raccolta fondi per lo Spallanzani. Fonte: Instagram

In tempi di quarantena, cosa propone Taffo per non morire di noia, di depressione e tristezza?

Quindici giorni uno li passa, comincia a pitturare le ringhiere, fa tutto quello che non aveva fatto… ma quando poi finisce? Che fai? Cominci a pitturare tua moglie?

Devi trovare varie soluzioni e sinceramente Taffo in sé per sé non ne ha in merito perché è molto indaffarato, purtroppo, in questo periodo.

E tu Riccardo, che consiglio dai?

Io personalmente me la vivo molto bene, per ora non ho sentito né noia né apatia, devo dir la verità, però dipende pure dalla situazione in cui sei… se abiti da solo, con la famiglia, se vai d’accordo. Un altro tema molto grave sotto questo punto di vista è che sono calate le segnalazioni per violenza sulle donne, questo perché non possono più far nulla, né segnalare né chiamare perché è chiaro che il marito o compagno sia 24h a casa, diventa una prigione se non proprio violenze continue.

Tu personalmente come vivi la morte?

Sai che io non ci penso mai? Ho a che fare con la morte tutti i giorni e tutti i giorni non ci penso, per me non è morte. Io quando faccio un post per Taffo è come quando lo faccio per una bottiglia d’acqua, non riesco a considerarla una cosa diversa da qualsiasi altro prodotto o servizio.

Il monito: “Siamo più belli di quello che sembriamo

Che messaggio vuoi mandare a chi ti segue sui social e non solo?

Io voglio mandare un messaggio di ottimismo. Noi siamo più belli di quello che sembriamo. Gli italiani si stanno aiutando molto, a prescindere, a partire dalle donazioni. Si sono mobilitati tutti, dalle aziende ai singoli, dai privati ai cittadini. Secondo me ne usciremo presto. Vedo anche molti articoli in cui dicono che il tempo a casa ci fa pensare a quanto siamo mediocri, vuoti o al fatto che ora che hai tempo non riesci comunque a fare quelle cose che dicevi di non poter fare prima, quando avevi tempo.

Sono usciti tanti articoli di persone, di studiosi e pensatori che spiegano come questa quarantena ci dimostri quanto siamo mediocri o pigri o buoni a nulla.

Secondo me non è vero, siamo meglio di così e lo stiamo dimostrando sia con delle cavolate sui balconi, sia attraverso sprazzi di solidarietà. È un’occasione per apprezzare di più la vita. Quando noi dicevamo goditi la vita perché poi magari muori, sicuramente ora ha più senso visto che prima sembrava un anatema.

Adesso è una conferma perché effettivamente è così, è imprevedibile e da un momento all’altro può cambiare tutto, puoi perdere il lavoro, puoi perdere un parente, e puoi ammalarti tu.

Diventano tante le cose incontrollabili e quando tutto tornerà alla normalità, le apprezzeremo molto di più. Non dico che è una cosa che ci ha fatto bene perché non ci ha fatto bene, però sicuramente avrà un senso e tutto ciò prima o poi lo capiremo.