Sono passati 17 anni dalla morte di Carlo Urbani, il medico italiano protagonista della lotta alla Sars, che aveva contribuito ad individuare. Oggi come allora la nuova minaccia del virus (Foto Facebook)

Era il 29 marzo 2003, quando Carlo Urbani, 46 anni, esperto di malattie infettive dell’Oms, moriva. Era stato un protagonista nella lotta al virus della Sars, ma la malattia ebbe la meglio. Urbani aveva previsto la gravità della Sars e lanciato l’allarme, salvando innumerevoli vite. Anche a caro prezzo: rimandò in fretta la propria famiglia in Italia per proteggerla. Aveva detto “Se non riusciamo a fermare il contagio, questa nuova malattia sarà una nuova spagnola”.

Fu tra i primi a dare l’allarme

Il lavoro di Carlo Urbani nella lotta al virus della Sars fu fondamentale.

Contribuì ad individuarlo come nuova patologia, ma sfortunatamente non sopravvisse ad essa. Non volle nemmeno salutare i propri figli. Al tempo lavorava al French Hospital di Hanoi, dove 4 fra medici e infermieri si ammalarono. Quando si manifestarono i primi sintomi, portò la famiglia a Bangkok, nella speranza di riuscire a curarsi. Ma quando capì che la situazione si stava facendo critica, decise di rimandare i suoi cari in Italia. Fu tra i primi a lanciare l’allarme sulla pericolosità di contagio della polmonite atipica nota come Sars.

Per questo proibì ai figli di andarlo a trovare in ospedale. La moglie Giuliana li accompagnò all’aeroporto, ma poi tornò da lui.

Un esempio per la sua comunità

Io credo che Carlo ci abbia dato una grande lezione. In tante professioni è difficile essere “missionari”, perché gli uomini sono stretti fra gli orari di servizio e le carriere da costruire. Carlo ha dimostrato che da questi schemi si può uscire, che si può guardare in alto“, disse il parroco don Mariano Piccotti durante la messa in suo ricordo. Come riportato da Repubblica, era il 30 marzo, un giorno dopo la morte del medico.

La chiesa di San Sebastiano, a Castelplanio (Ancona) era gremita. La comunità di Castelplanio stimava il dottore, e provava per lui gratitudine e affetto. Urbani, nel tempo libero, si dilettava anche nella scrittura, ad esempio per la rivista Missionari Consolata, o per il giornalino della parrocchia della sua città.

Oggi come allora, la lotta al virus

Oggi, 17 anni dopo, un nuovo virus ci minaccia. Causa Coronavirus, le iniziative in programma nelle Marche per ricordare Carlo Urbani son annullate.

All’Ansa, la moglie Giuliana Chiorrini e il figlio Tommaso hanno raccontato quelle ultime settimane insieme. “Ci fu un grande scambio di mail con l’Oms e con i governi, che non volevano chiudere le frontiere. Ci vollero dieci giorni. Per lui però era troppo tardi“. La SARS-CoV in 2 anni registrò 8096 casi e 774 morti, con un tasso di letalità del 9,6%. L’Aicu (Associazione Carlo Urbani) ha per questo attivato “una raccolta fondi per l’emergenza COVID-19” (IBAN: IT97O0501802600000012494936). “Il ricavato sarà destinato all’acquisto di materiale sanitario per l’ospedale Carlo Urbani di Jesi. Un gesto per ricordare il suo contributo nella lotta contro la Sars che possiamo tradurre oggi nell’aiuto ai pazienti e nel sostegno al personale sanitario impegnato in prima linea in questa difficile emergenza”.

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