dottoressa che fa analisi in laboratorio

Si parla a lungo in questi giorni del Coronavirus, il virus con epicentro dell’epidemia in Cina e in particolare a Wuhan, che sta allarmando il globo. Un virus appartenente allo stesso ceppo della Sars che è apparso però solamente ora per la prima volta caratterizzato da un rapido e diffuso contagio da uomo a uomo. Sono state tante però, nella storia del ‘900 sino a nostri giorni, le epidemie e le pandemia che hanno mietuto centinaia se non migliaia e milioni di vittime come l’influenza spagnola a l’ebola.

Il nuovo Coronavirus: l’allarme globale dell’OMS

Tra le parole più cercate su Google alla luce di questi primi giorni del 2020, c’è su tutte “Coronavirus“.

Il virus, con focolaio in Cina e precisamente nella cittadina di Wuhan, dalla fortissima carica virale e mortale. In un clima particolarmente teso, spaventato e incline a degenerare in psicosi, ha deciso di intervenire il Ministero della Salute che ha così voluto discorrere sul Coronavirus descrivendone sintomi, cure, rimedi e accorgimenti utili per prevenire un eventuale contagio.

Che cos’è il nuovo Coronavirus

Come spiegato dal Ministero della Salute, il Coronavirus che sta mietendo vittime in Cina e che si teme possa minacciare la popolazione globale a causa della sua rapidissima diffusione, fa parte di un più ampio ceppo, una famiglia di virus che si differenziano per le loro potenzialità.

In alcuni casi possono causare solamente raffreddori, in altri – più gravi – possono provocare sindromi noti come MERS e SARS. Per nuovo Coronavirus – CoV – si intende un nuovo ceppo all’interno della famiglia che non era mai stato identificato nell’uomo prima d’ora.

I sintomi del nuovo Coronavirus

Secondo quanto riferito dal Ministero della Salute, si annoverano tra i sintomi del nuovo Coronavirus più comuni e accertati da caso a caso:

  • febbre
  • tosse
  • difficoltà respiratorie
  • polmonite (nei casi più gravi)
  • sindrome respiratoria acuta (nei casi più gravi)
  • insufficienza renale (nei casi più gravi)

Come avviene il contagio

Secondo quanto al momento appurato dagli infettivologi del globo che stanno studiando i casi di nuovo Coronavirus, il contagio avverrebbe da persona a persona e dopo un contatto relativamente stretto e trattandosi di una malattia mai prima d’ora insorta non è ancora disponibile un vaccino così come non esiste ancora al momento un trattamento che sia specifico per questa patologia.

Come prevenire il contagio

Come sempre, per prevenire il contagio da Coronavirus ma da anche tutti gli altri generi di patologie circolante, è sempre estremamente consigliata l’igiene delle mani (lavarle spesso e con sapone) e badare all’igiene delle vie respiratorie (da intendersi: aver premura di tossire o starnutire in fazzoletti o gomiti flessi, gettando poi il fazzoletto e lavandosi accuratamente le mani). Ovviamente, si raccomanda poi di evitare lo stretto contatto con persone che manifestano sintomi sopracitati e di adottare pratiche alimentari sicure evitando, tra le tante, di consumare carne poco cotta o cruda.

Coronavirus in Italia, le news: 2 casi accertati a Roma

L’emergenza, come descritta dall’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – è globale ma per il Coronavirus, al momento, è corretto parlare di epidemia e non di pandemia. Intanto il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza, relativo al Coronavirus, per 6 mesi consecutivi. Di ieri sera la notizia di due casi, non più solo sospetti ma accertati, di Coronavirus in Italia, a Roma. A darne conferma lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in riferimento alla coppia di turisti cinesi – originari di Wuhan – atterrati in Italia lo scorso 23 gennaio a Milano per trascorrere un soggiorno di 4 giorni nella Capitale.

Un terzo caso sospetto

La coppia, prima di arrivare a Roma, aveva fatto una tappa a Parma per poi essere ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma. E di questi momenti invece notizia di un terzo caso sospetto proprio a Roma: riguarderebbe un operaio di 42 anni che avrebbe accusato i sintomi del virus e si sarebbe rivolto all’ospedale di Tivoli ai cui medici avrebbe dichiarato di essere precedentemente entrato in contatto con la coppia di turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani.

Endemia, epidemia e Pandemia: le differenze

Diffondendo velocemente le notizie, ci si imbatte spesso in diverse nomenclature e termini medici che potrebbero destabilizzare i cittadini.

Motivo questo che spinge a far chiarezza specificando quando risulta opportuno parlare fiammata, di endemia, quando di epidemia e ancora, quando di pandemia.

Fiammata, il caso di morbillo e influenza

Tutti i termini sopracitati si riferiscono a vario titolo alla diffusione di malattie e in particolar modo descrivono la portata del loro contagio. Si può facilmente presupporre come con fiammata si intenda un contagio sporadico: l’improvvisa comparsa di qualche caso.

Molto simile al termine endemia che descrive sempre la comparsa di una malattia, apparsa in maniera sporadica o a piccoli focolai, in un dato territorio.

Una data malattia che si ripresenta, ad intervalli di tempo (ad esempio stagionalmente) nello stesso territorio con casi più o meno sporadici può definirsi endemica. È questo il caso di influenze stagionali e patologie come il morbillo.

Epidemia, il caso del coronavirus

Diverso invece il caso dell’epidemia che fin dall’origine è sempre stato un termine ascritto a descrivere l’improvvisa diffusione di una malattia (spesso sconosciuta o comunque poco conosciuta prima della sua comparsa). In genere con il termine epidemia ci si riferisce per lo più a malattie infettive, scatenate da virus e batteri e per questo, potenzialmente fatali per la popolazione a fronte della facilità e della rapidità con le quali possono trasmettersi da un individuo all’altro minacciando la popolazione in un dato territorio.

Si può parlare di epidemia dunque quando, una malattia infettiva, colpisce un cospicuo numero di persone di una determinata popolazione e in un breve lasso di tempo e avente la stessa origine. Entrando nel merito dell’epidemia, si possono classificare due diversi tipi di categorie: il focolaio da fonte comune e il focolaio propagato. Nel primo caso, tutti gli individui contagiati sono entrati in contatto o sono stati esposti allo stesso agente patogeno comune.

Il focolaio propagato invece descrivere un’epidemia il contagio avviene per diretto contatto tra un’individuo e l’altro. È il caso, questo, del Coronavirus.

Pandemia, il caso dell’influenza spagnola

Diverso ancora il caso della pandemia, termine usato per indicare non solo la portata del contagio ma che prende in considerazione soprattutto la geolocalizzazione di questo. Mentre l’epidemia descrivere la rapida e numerosa diffusione di una malattia in un dato territorio, con il termine pandemia si descrive un’epidemia che non interessa più una sola area geografica ma che conta un alto numero di casi gravi/mortali in più aree geografiche del mondo.

È il caso, questo, dell’influenza spagnola del 1918.

Epidemie nella storia e nel mondo

Sono state numerose, nel corso del 1900 sino ad arrivare ai nostri giorni, le epidemie e pandemie che hanno segnato la storia della civiltà. Malattie contagiose che hanno decimato intere popolazioni alcune di queste debellate altre, purtroppo, ancora esistenti.

La pandemia di influenza spagnola nel 1918

Tra le pandemie che più segnarono la storia bisogna purtroppo ricordare quella avvenuta nel lontano 1918 e conosciuta come influenza spagnola. In questo caso fu opportuno parlare di pandemia influenzale che provocò la morte di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo (si stimano tra i 50 e i 100 milioni di decessi).

Contrariamente a quanto si ha comunemente conoscenza sulle epidemie influenzali solite colpire giovani, anziani e pazienti indeboliti, l’influenza spagnola provocò morti prevalentemente giovani, adulti e sani. Il motivo per cui la ricordiamo come “spagnola” è dovuto al fatto che i primi a parlare dell’influenza furono i giornali spagnoli che, non toccati dagli eventi della prima guerra mondiale, godevano della libertà di stampa mentre negli altri Stati la forte censura limitò la diffusione della notizia.

La Sars, la polmonite identificata dal medico italiano

Con l’acronimo SARS si fa riferimento alla Severe acute respiratory sindrome, ovvero una forma atipica di polmonite relativamente recente: la sua prima comparsa risale di fatto al 2002, in Cina. Anch’essa appartiene alla famiglia del Coronavirus, come il nuovo Coronavirus. L’epidemia di SARS ebbe inizio proprio nel 2002 e nella provincia di Guangdong sotto forma di polmonite virale altamente contagiosa che venne identificata per la prima volta da un medico italiano, Carlo Urbani.

Secondo quanto venne riportato dall’OMS – che venne a conoscenza dell’epidemia solamente nel 2003, con un deciso ritardo – morirono di Sars tra il 2002 e il 2003 circa 800 persone in 30 Paesi diversi.

Il numero di morti più alto si registrò in Cina, a seguire Taiwan, Canada e Singapore.

L’Ebola, la piaga del Congo

Più nota alla cronaca degli ultimi anni l’Ebola, il virus che colpisce l’uomo provocando una febbre emorragica e che ha manifestato fin da subito la sua potenziale mortalità. Secondo quanto messo alla luce sul virus, la trasmissione di questo avviene attraverso il contatto con fluidi biologici di una persona infetta sia questo umano o primate anche nel suo periodo di incubazione. Un virus che tuttora continua a mietere vittime: l’ultima epidemia, nel 2019, ha messo in ginocchio la Repubblica Democratica del Congo provocando circa 4mila morti, soprattutto bambini di età inferiore ai 5 anni.

Il Vaiolo, 2 milioni di morti nel 1967

Anche in questo caso, parlando di Vaiolo, si annovera una malattia infettiva causata da due diverse varianti di virus Variola: Variola maior e Variola minor. Nel caso di variola maior, la mortalità si aggira attorno al 30-35%; nel caso di Variola minor, la forma più lieve, la mortalità si aggira attorno al 1% dei casi. Si tratta di un virus di “vecchia data”, apparso per la prima volta nel X millennio.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, di tutte le persone che ebbero contratto il virus nel solo 1967 – circa 15 milioni di persone – 2 milioni morirono. Il vaiolo venne dichiarato eradicato dall’OMS nel 1979.

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