barbara d'urso e matteo salvini che pregano in tv

Mala tempora currunt. Non si placano le polemiche nemmeno ad ore di distanza dalla diretta di Live – Non è la d’Urso e ci si continua a chiedere quali siano i limiti, e soprattutto, se dei limiti esistano. Ce lo si domanda osservando conturbati Barbara d’Urso e Matteo Salvini che recitano insieme, nel corso della trasmissione, l’Eterno Riposo per le vittime del Coronavirus in Italia. Dieci secondi di televisione che consacrano la decadenza dei costumi, dei contenuti televisivi dove morale e rispetto si mostrano nella loro più volgare rappresentazione: schiavi di un consenso o di un ancor più misero punto per lo share.

L’oscena bulimia del trash

Se Dio non esiste tutto è permesso, scriveva Dostoevskij. Trascendendo però dal dibattito dogmatico e intimamente personale, esiste o non esiste un limite a tutto ciò che è permesso fare? Nella fattispecie, quali sono le colonne d’Ercole oltre le quali nessuno, in televisione, dovrebbe spingersi? Una domanda che si sono posti in molti ieri sera di fronte alla strumentalizzazione della religione, al vilipendio del dolore nel più profano dei teatri, Live – Non è la d’Urso.

L’Eterno riposo… del rispetto

Barbara d’Urso che con mani giunte, iconicamente illuminata non dalla luce divina ma da quella dei riflettori, recita l’Eterno riposo. Matteo Salvini che imperterrito, in collegamento, persevera rimaneggiando a proprio piacimento la religione nonostante personifichi a tutti gli effetti parte di uno Stato laico. E proprio perché di Stato laico si tratta, il siparietto diventa indigeribile e non trova ragion d’essere il contenuto, capace – soprattutto veicolato in questi modi – di offendere tutti in egual maniera, tanto chi crede quanto chi non crede in un Dio.

O tempora, o mores. Che tempi e che costumi sono quelli che permettono la strumentalizzazione della preghiera pur di ricavarci un misero consenso in una fantomatica e ipotetica campagna elettorale o un punto nella classifica virtuale degli ascolti Auditel?

Ma soprattutto, possono 10 secondi di preghiera gettati nel più miscredente contenitore televisivo rendere rispetto ad un dolore cieco e sordo, intimo, come quello delle 10mila vittime italiane del Covid-19? A queste domande, risponde chi in questo momento si trova in prima linea nella lotta al Coronavirus, chi in questa guerra ha perso i propri cari senza possibilità di rendere loro tacito omaggio nemmeno in punto di morte.

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Un insulto alla laicità. Un insulto alla religione cristiana. Un insulto a chi crede. Un insulto al buon costume. Basta sceneggiate del genere. Basta. Davvero“; “Mio padre è morto il 9 marzo 2020, niente funerale niente visita di amici e parenti e voi fate questo schifo in tv siete vergognosi, inferiori ad ogni critica, siete il peggio“, sono solamente alcuni dei commenti degli spettatori che sul web hanno voluto commentare l’ingiusto spettacolo. Dio è morto, direbbe Nietzsche, e la televisione pure.