antonia klugmann

Il lungo sfogo della chef Antonia Klugmann è apparso sulla rubrica del Corriere della Sera. Il volto di Master Chef e A Mind of a Chef ha dato voce a tutto il settore della ristorazione italiana, in questo momento di emergenza sanitaria e crisi economica globale tra i più penaliz zati in assoluto.

La Klugmann, triestina di origine, ha realizzato il suo sogno, aprire un ristorante nel cuore della campagna. La chef infatti è capo dell’Argine a Vencò, a Dolegna del Collio, provincia di Gorizia, è un’oasi circondata da frutteti e orti, al confine con la Slovenia.

Un piccolo pezzetto di paradiso che è riuscita a costruire insieme alla sua brigata. Oggi, come molti ristoranti, anche l’Argine è chiuso, allo scopo di fermare il contagio da Coronavirus. E Klugmann, nella sua cucina vuota, è costretta a fare i conti con un presente sconosciuto e un futuro non pervenuto.

L’inizio dell’incubo

Quando il virus ha iniziato a diffondersi non avevo gli strumenti per comprendere fino in fondo cosa avrebbe rappresentato per tutti noi. Siamo stati per un po’ in attesa” comincia la chef.

E nonostante le decine di giorni che l’Italia ha trascorso in quarantena, e ancora dovrà trascorrere, Antonia ancora non riesce ad abituarsi a tutto questo. “Ancora oggi dopo settimane dal totale lockdown non sono capace di immaginare il futuro. Per la prima volta nella mia vita. Forse perché il presente è così lontano da qualunque cosa io conoscessi prima. Diverso da ogni prospettiva programmata. Dalla mente dipartono fili infiniti di possibilità. Deprimenti a tratti, apocalittici, ma qualche volta luminosi, nuovi, carichi di avventure“.

Tutto quello che non poteva immaginare

Quello che prima era il punto di forza del ristorante, la posizione geografica, con la pandemia è diventato il primo insormontabile ostacolo.

Questa scelta…l’essere apparentemente isolati è stato fin da subito un carattere distintivo del ristorante. Trenta minuti di macchina dai centri cittadini più grandi della Regione. Ma comunque connessi. Vicini all’aeroporto di Trieste, a soli dieci minuti dalla stazione ferroviaria, a quindici minuti dall’autostrada”. Poi aggiunge: “Farci scoprire nella nostra originalità geografica, spingendo il cliente a venirci a trovare in loco e poi, naturalmente, l’impegno della coerenza tra il racconto e l’offerta“.

Poi con il virus lo scenario si è completamente ribaltato.Il posizionamento geografico non mi è mai parso così potente fino all’emergenza. Da subito il governo ha limitato, giustamente, gli spostamenti. Nonostante nel ristorante rispettassimo le norme sanitarie e igieniche richieste, è stato fin da subito impossibile proseguire l’attività. L’asporto, in un comune così piccolo, non è praticabile“. Poi il passo più duro: “A tutti i miei dipendenti ho dovuto dire di rimanere a casa“. Lei ora è l’unica che può entrare nel suo ristorate.

Anna Klugmann racconta quel che resta del ristorante

Niente più clienti, niente più fornelli accesi.

Eppure la primavera esplode nella campagna circostante in tutta la sua meraviglia. “La bellezza della campagna non mi è mai parsa così vitale per la mia felicità come in questi giorni” riflette. “La salute della terra che circonda il ristorante si riverbera costantemente nella varietà di erbe spontanee a disposizione.clima particolarissimo di Vencò. Escursione termica molto elevata, con picchi di freddo spinti. Piogge abbondanti in primavera e autunno. Estati calde, sempre più calde, con il fiume vicinissimo pronto a mitigare la calura e una terra fertile drenante, che ha nel sottosuolo riserve di acqua nascoste“.

Oggi la natura va avanti indisturbata e selvaggia, ma l’Argine resta indietro.

Una piccola realtà come la nostra, in cui l’equilibrio economico si basa esclusivamente sugli incassi dati dall’attività ristorativa, è chiaramente in una posizione di debolezza estrema oggi. Mi chiedo se cambieremo e come, se i nostri numeri saranno molto diversi e se saremo in grado di mantenere la nostra essenza, la nostra identità intatta”. Antonia è piena di interrogativi. “La mia vita è cambiata totalmente e vivendo da sola cerco di occupare il tempo nel modo più produttivo possibile. L’attività fisica all’aperto è vietata e quindi il fitness a casa ha sostituito l’abitudine quotidiana di correre.

La mente va veloce nel frattempo e mi chiedo costantemente quale sarà il futuro per una attività piccola come la mia“.

Un futuro incerto

Infine Antonia prova, con molta difficoltà ad immaginare il futuro, quello che sarà dopo l’ondata virale. E purtroppo già vede nuovi ostacoli all’orizzonte. “Anche quando il piccolo, ma bellissimo, Friuli-Venezia Giulia avrà sconfitto il virus saranno i clienti che ci raggiungevano dal resto dell’Italia, dall’Europa, dal mondo a essere messi in difficoltà”.

E poi conclude: “La connessione che ci lega tutti e che rende quest’epoca così meravigliosa e fortunata, rende i tempi di ripresa per un’attività come la mia totalmente imprevedibili.

Nella testa ho solo domande. Quasi nessuna risposta. Ho imparato però qualcosa che credevo di sapere e che invece di fatto non conoscevo fino in fondo. La salute, che davo per scontata, è e dovrà essere per sempre una priorità. La salute, che nel mio paese viene garantita a tutti, senza distinzione, gratuitamente. Quando medici e infermieri avranno finito il loro lavoro, e tutte le risorse economiche necessarie saranno state spese per loro e i malati, solo allora tornerà a essere una priorità tutto il resto. Tra cui il mio piccolo ristorante in campagna, ragione della mia vita“.