Il governatore Fontana

Si moltiplicano i guai per la Regione Lombardia e il suo governatore Attilio Fontana. Volano infatti accuse pesanti contro la giunta regionale, da parte dell’Uneba, l’associazione di categoria che raccoglie circa 400 case di riposo lombarde. Il presidente di Uneba Luca Degani punta il dito contro “la folle delibera” dello scorso 8 marzo, attribuendo la responsabilità del contagio nelle case di riposo all’assessore al Welfare Giulio Gallera e al presidente Attilio Fontana. “Chiederci di ospitare pazienti con i sintomi del Covid 19 è stato come accendere un cerino in un pagliaio: quella delibera della giunta regionale l’abbiamo riletta due volte, non volevamo credere che dalla Regione Lombardia potesse arrivarci una richiesta così folle”.

La richiesta della Regione: accogliere i malati nelle case di riposo

Nel corso di un’intervista al Quotidiano del Sud, Luca Degani parla senza peli sulla lingua. “Dipendiamo per un buon 30% dai finanziamenti della Regione, logico che molti abbiano paura di perderli. Noi, che facciamo parte del Terzo settore e siamo no profit, certe cose dobbiamo dirle: i nostri ospiti hanno una media di 80 anni, sono persone con pluri-patologie.

Come potevamo attrezzarci per prendere in carico malati spostati dagli altri ospedali per liberare posti letto? Ci chiedevano di prendere pazienti a bassa intensità Covid-19 e altri ai quali non era stato fatto alcun tampone. Il virus si stava già diffondendo. Stavamo per barricarci nelle nostre strutture, le visite dei parenti erano già state vietate”. Poi il virus è esploso, in Lombardia come in nessun’altra Regione, causando una strage, soprattutto fra i più anziani.

La lettera all’assessore Gallera

Le accuse del presidente di Uneba Luca Degani riguardano la delibera numero XI/2906, dell’8 marzo scorso.

Il testo chiedeva alle Ats (Aziende territoriali della sanità) di trovare nelle case di riposo per anziani strutture autonome per ospitare pazienti affetti da Coronavirus. Sul sito di Uneba, in data 16 marzo, si legge: “Uneba Lombardia e le altre associazioni di categoria degli enti gestori dicono un chiaro no all’idea di inserire pazienti contagiati da COVID 19 a bassa intensità assistenziale in RSA, cioè in una situazione di potenziale contatto con gli anziani non autosufficienti. Sarebbe come mettere un cerino in pagliaio.

Inoltre, segnalano l’assoluta carenza di mascherine e altri dispositivi di protezione”. Lo stesso giorno, Degani e i presidenti per la Lombardia delle altre associazioni hanno quindi indirizzato una lettera su questi temi all’assessore al welfare della Lombardia Giulio Gallera e al direttore generale dell’assessorato al welfare Luigi Cajazzo.

Le accuse pesanti contro la Regione

Prosegue Degani, “Abbiamo chiesto chiarimenti, la maggior parte delle nostre strutture non hanno dato seguito alla richiesta della regione. Ma c’è chi l’ha fatto e poi si è pentito. Come potevamo accettare malati ai quali non era stato fatto alcun tampone né prima né dopo? Senza dire, che il nostro personale sarebbe stato comunque a rischio.

Si sono infettati medici e sanitari in strutture molto più attrezzate della nostra. Non ci hanno dato i dispositivi di protezione ma volevano darci i malati”. La notizia della “strana richiesta” della giunta lombarda è emersa a poco a poco. I primi accenni dal direttore sanitario di una Casa di riposo milanese, durante un’intervista ad Agorà, su Rai3, e dai consiglieri regionali Matteo Piloni e Antonella Forattini. Stando a quanto dichiarato dal QdS, numerose case di riposo lombarde ancora aspettano le mascherine. Qualcuna sarebbe riuscita invece a procurarsele per vie traverse, non dalla Regione.

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