bambino che si soffia il naso

In questi giorni segnati dall’emergenza Coronavirus che si è diffusa a livello globale, non si ferma il lavoro degli scienziati per trovare un vaccino e delle cure dei pazienti malati.

Una ricerca che viene dall’America mette però in discussione tutte le conoscenze che avevamo sulla trasmissione del virus: secondo la recente ricerca infatti uno starnuto potrebbe infettare fino a 8 metri di distanza.

Lo studio degli anni ’30 messo in discussione

La rivista medica Jama ha in questi giorni riportato uno studio condotto da ricercatori di fluidodinamica del MIT di Boston, coordinati dalla docente Lydia Bouroubia.

La ricerca ha evidenziato come il ceppo virale del Covid-19 possa raggiungere distanze molto superiori a 1 metro se proiettati da uno starnuto.

La dicotomia tra grandi e piccole “droplets” (come vengono chiamate le goccioline di saliva) nasce da uno studio degli anni ’30 condotto da William Wells sulla trasmissibilità della tubercolosi. Secondo l’esperto, le goccioline grandi si depositavano prima di evaporare, infettando così solo nelle immediate vicinanze, mentre quelle piccole evaporavano prima di depositarsi, formando degli aerosol.

Ancora ai nostri giorni, la teoria di Wells è adottata dalla stessa OMS nell’adozione di appropriate misure di sicurezza contro la diffusione del Covid-19.

Ma la rapida diffusione del nuovo virus, nonostante le imponenti misure restrittive di quarantena, evidenzia che la dicotomia tra droplets grandi e piccole potrebbe non essere adeguata a spiegare la trasmissibilità del Covid-19.

Il lungo viaggio della malattia in una nuvola

Secondo lo studio del MIT di Boston, infatti, gli starnuti e la tosse non sono costituiti da singole droplets che viaggiano a breve distanza, ma da una “nuvola di gas” che intrappola e porta con sé le goccioline di qualsiasi dimensione.

L’ambiente umido interno alla nuvola permette alle droplets di evaporare molto dopo rispetto a quelle che viaggiano singolarmente.

La teoria della nuvola cambia radicalmente anche le dimensione e tempi del contagio. Se le droplets singole evaporano dopo poco, quelle nelle nuvole possono durare fino a 1000 volte in più, addirittura fino a qualche minuto. La ripercussione più notevole della “nuvola di gas” è però nella distanza: in base alle varianti fisiologiche del soggetto e delle condizioni ambientali esterne, la nuvola può depositare le sue goccioline fino a 7-8 metri di distanza e raggiungere una velocità di 10-30 m/s.

Quali sono le precauzioni necessarie secondo il nuovo studio?

Nessuno studio ha ancora analizzato le caratteristiche delle droplets di pazienti affetti da Covid-19, ma si presume che siano simili a quelle finora testate.

Secondo l’OMS, si dovrebbe mantenere una distanza di sicurezza di 1 metro nei confronti di una persona sintomatica per evitare il contagio. In base alla nuova ricerca però, il contagio attuale del Covid-19, essendo anche più letale, richiederebbe una distanza di sicurezza maggiore di quella indicata fino ad ora.

Le stesse mascherine sono oggetto di studio: in particolare le FFP2 non consentirebbero un’adeguata protezione calcolando la potenza attuale di una nuvola di droplets emessa da un paziente infetto.

In conclusione, c’è ancora molto da analizzare sulla trasmissione e letalità del Covid-19 che rappresenta ancora una vera sfida per i ricercatori di tutto il mondo.

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