Walter Rolfo sorride

Mago, illusionista, autore e conduttore televisivo, scrittore, formatore, ingegnere e consulente. Sembra aver vissuto molte volte Walter Rolfo e, in effetti, quando lo rivedo dopo tanti anni, tutte queste vite si scorgono nel suo sguardo e nelle sue parole. Più saggio e più pacato di un tempo e con la stessa voglia di inseguire i sogni e realizzare l’impossibile.

“Credo che tutte queste cose facciano parte di me, perché sono stati momenti della mia vita e hanno caratterizzato la mia crescita e il mio modo di essere. Sono affezionato a tutte, per esempio mago è la mia nascita, ma non mi sento più un mago; in realtà è strano perché devo uccidere delle parti di me per costruirne altre”.

L’uccisione del mago

Walter Rolfo con una carta in mano con scritto Essere Felici
Instagram

Walter inizia a nove anni e mezzo a fare il mago, mentre i suoi amichetti erano in strada a giocare lui stava in casa a leggere e a provare trucchi di magia davanti allo specchio, ma adesso proprio quella parte lì deve essere uccisa: “In Italia c’è la convinzione che se uno nasce mago alla fine deve restar mago per sempre, mentre in America un attore può diventare Presidente degli Stati Uniti.

Devo uccidere il concetto di mago nell’accezione negativa, in Italia il mago viene visto come lo “strozza palloni”. Noi con Masters of Magic stiamo cercando di cambiare questa mentalità. Siamo un’azienda leader al mondo per eventi live e in tv legati alla magia, facciamo delle figate pazzesche, abbiamo rivoluzionato tutti gli archetipi legati alla magia, solo che il riposizionamento passa attraverso l’uccisione della mia anima di mago e la rinascita come ingegnere, professore universitario, formatore, coach e come consulente di grandi aziende”.

Cos’è la magia per te?

La magia è un’arte straordinaria ed è la più avanzata forma di problem solving. La magia ti insegna a risolvere i problemi. I tre doni veri della magia sono:

  • avermi insegnato che nulla è impossibile, perché comunque sia io so che c’è sempre una soluzione;
  • avermi insegnato a risolvere i problemi, perché noi pensiamo in modo verticale e aristotelico, il mondo chiama questo impossibile, io come prestigiatore giro intorno a questo ostacolo, trovo alternative per la soluzione. La magia mi ha insegnato a trovare sempre una strada alternativa;
  • avermi insegnato a martellare, parafrasando Einstein che diceva: “Non ho nessun merito particolare sono solo un uomo particolarmente curioso”, la mia nuova definizione di me è “Non ho nessun merito particolare, sono solo un uomo particolarmente rompi palle”. Cioè la magia mi ha insegnato che per far sparire una moneta, tu stai davanti allo specchio 1 ora, 3 ore, 5 ore, un giorno, 10 giorni, 1 mese, magari 1 anno fino a quando trovi l’angolo preciso in cui la moneta sparisce.

Ha molti punti in comune col coaching:

Questi sono i dettami del coaching: non ti arrendere, c’è sempre una soluzione!


Per questo dico che la magia insegna a pensare e mi fa soffrire che io debba uccidere il mio essere mago per poter dire alle persone di pensare come un mago.

Hai usato più volte il verbo uccidere, che è un verbo molto forte. Nell’uccisione di qualcosa non c’è la speranza della sopravvivenza di alcune parti:

Io credo nelle parole e credo abbia due accezioni per me, innanzitutto quella dell’Araba Fenice, devo uccidere il mago per rinascere mago. La seconda perché per me è una sofferenza. Io ho iniziato a leggere di magia a 8 anni, il mio primo spettacolo a 9 anni e mezzo.

 

Adesso quando mi presentano lo fanno in qualità di ingegnere, professore universitario, autore televisivo, consulente di infinite multinazionali e appassionato di illusionismo, che è un modo giusto di raccontarmi, perché ormai io faccio altre cose, ma nel cuore avrò sempre la passione per un’arte meravigliosa come la magia. 

E con Masters of Magic conquisteremo il mondo: abbiamo 5 Guinness dei primati, stiamo facendo lo spettacolo di magia più grande di sempre, la trasmissione di magia più grande di sempre, il maggior numero di maghi nello stesso spettacolo, stiamo conquistando il mondo con la magia andando nelle aziende a far comunicazione e marketing (con team building emozionali, eventi, story coaching e formazione) e riportando la magia nelle piazze e nei teatri.

Walter Rolfo e Masters of Magic a Capodanno in piazza a Torino
Walter Rolfo e Masters of Magic a Capodanno in piazza a Torino – Instagram

L’uomo è magia

Perché la gente è attratta dalla magia, seconde te?

Perché noi siamo magia, se tu pensi di mangiare un piatto di pasta e lo trasformi in emozioni, sogni, passioni… noi siamo magia. Perché si chiama incantesimo? Perché noi anticamente intorno al fuoco cantavamo le canzoni magiche agli Dei.

La magia adesso si è staccata, la religione è una cosa, la magia un’altra, poi c’è l’esoterismo, alla fine la matrice è la stessa: la gente ha bisogno di credere al fantastico; ha bisogno di credere che ci sia qualcosa al di là della materialità. 

Io sono cristiano cattolico, ultra credente, ho scelto di credere, perché la fede è una scelta, per cui cerco di usare molta attenzione a non essere blasfemo, ma se faccio un’analisi magia, fede e religione erano totalmente complementari, tant’è che nell’antico testamento Mosè fa quello che facevano i maghi del faraone, prendeva i bastoni e li trasformava in serpenti e il faraone gli risponde: “Anche i miei maghi lo sanno fare”; Gesù ha fatto miracoli, che alla fine sono giochi di magia.

Tu dici che l’uomo ha bisogno della magia perché anche noi siamo magia; se io penso all’educazione che la maggior parte di noi riceve dalla scuola mi sembra incentivata la razionalità e poco la passione o l’arte:

Sì, perché in realtà col passare del tempo il concetto di magico va un po’ scemando perché la scienza ti porta a credere che la magia non esiste. Secondo me si sta perdendo il concetto di magia, intesa come magia antica e sta nascendo un bisogno di credere nel fantastico o nella cosa più fantastica che esista al mondo che siamo noi stessi ed è per questo che mai come in questo periodo storico sta crescendo il concetto di coaching, perché si è un po’ perso il concetto di religione, si è un po’ persa la magia, allora cerco la magia dentro di me, cerco di trovare il super potere per trasformare me stesso in qualcosa di migliore.

È molto positivo questo, direi finalmente:

Sì, una cosa che dico a lezione è che non esiste la formula magica, il mago è mago perché si fa un culo così.

Io mentre i miei amichetti giocavano chiudevo le finestre per non farmi vedere e poi stavo davanti allo specchio a far sparire monete e poi leggevo 100 libri. Io dico che l’impossibile non esiste, ma non è gratis. Quindi, per quanto io sia prestigiatore e inseguo i sogni, nella mano destra ho la bacchetta magica, in quella sinistra ho un foglio excel per realizzarli. Io credo che se ti fai un gran culo mirato, con obiettivi chiari e con qualcuno che ti aiuta a fare le cose giuste, ce la fai, ma ti devi fare un gran culo.

Walter Rolfo sul palco
Walter Rolfo e l’arte di realizzare l’impossibile – Instagram

Walter e il suo rapporto con Dio

Come fai ad armonizzare il tuo essere molto credente e il non credere alle anime in terra: tu credi all’aldilà e alle vite oltre questa terrena?

Io credo in un grande architetto dell’universo, che si può chiamare Gesù, Dio, Jahvè, io credo ci sia qualcosa che vada al di là. Quando ero alle medie il mio professore di religione mi parlò della reincarnazione, di Gesù che è risorto e io ho pensato: “Quando si muore, si muore” e lui mi ha risposto che non c’è modo di dire giusto o sbagliato: “Quello che ti posso dire è se credi, credi, se non credi non credi, è una scelta che devi fare” e io mi ricordo benissimo la mattina in cui ho detto: “Credo!, Mi piace!”.

La fede è una scelta. Da ingegnere ti dico che in migliaia di anni non c’è stato un fenomeno paranormale che sia stato provato, ripetuto, dimostrato. I fenomeni paranormali avvengono sempre quando non c’è controllo e la scusa del medium, io ho fatto tanti anni Voyager, è che quando c’è controllo le entità non si manifestano, ma così è troppo comodo.

La fede è credere che ci sia un Dio, per me ogni religione va bene, poi che la tua fede si estrinsechi, io credo meno a questo, ad andare in chiesa e cantare al Signore, o che si estrinsechi nel fare due chiacchiere prima di andare a dormire è un altro discorso.

Ecco Walter, spiega ad un’atea, come riesci tu, da uomo di scienza, a sposare l’idea che i risultati dipendo da noi stessi e quindi ci dobbiamo fare il culo per raggiungere quello che vogliamo e al contempo dare alla preghiera la volontà che cambi qualcosa.

Quando tu preghi e dici: “Fa’ che succeda questa cosa…” stai mettendo nelle mani di altri una responsabilità che dipende da te, perché la tua vita dipende da te:

Io credo che la religione sia un appoggio per metterti a pensare con te stesso, poi con Dio e trovi un’energia, una fiducia, una guida, sono dei dettami morali. Io penso che pregare sperando che capitino le cose non funzioni. Credo nella religione come sostegno all’anima. Pregare perché le cose succedano si avvicina al concetto dei medium. Si avvera solo quando tu ogni mattina ti alzi e lavori 20 ore al giorno, allora si avvera.

Per me Dio e la Chiesa sono due mondi molto diversi.

Il suo ritorno a casa e quell’odore di minestrina

Hai nominato più volte l’America, perché sei tornato? 

Sono tornato perché io ero un vaso di cocci in mezzo a vasi di ferro. Facevo magie nei casinò, avevo 20 anni e non ero corazzato per stare in un ambiente molto pericoloso sotto certi punti di vista e mi è sempre andata bene. Sono partito di casa con un dogma di mio padre, io amo follemente mio papà e mia mamma: “Ricordati che ogni punto di vista messo in discussione è sbagliato”, che vuol dire che ci sarà sempre qualcuno che ti proporrà di drogarti, ti dirà “ma dai, cosa vuoi che sia un tiro, se non ti piace non lo fai più” e quindi se tu ascolti tutti alla fine un modo per convincerti c’è sempre, perché è razionale.

Tu devi avere un modo di vedere la vita e poi da lì non cambiare opinione. Io non ho mai bevuto, sono astemio, non mi sono mai drogato, mai fumato e ho avuto un milione di situazioni, al casinò sbocciano bottiglie da 2500 dollari, io non ho mai toccato niente, perché secondo me era male.

Non sono mai sceso a compromessi di nessun tipo, né sessuali, né mentali e avrei potuto. Io ho la mia strada e l’ho mantenuta e questo mi ha salvato. 

Ho capito che tutto nella vita ha un tempo e non era più aria, non era più casa.

Walter Rolfo a cena
Instagram

E come mai hai scelto l’Italia, so che hai girato parecchio:

Uno dei motivi veri per cui ho scelto l’Italia è l’odore di minestrina. L’odore di minestrina è quell’odore meraviglioso di quando vai a trovare i tuoi genitori, apri la porta di casa e ti assale quell’odore di minestrina fatta col dado, che fa schifo, ma a casa tua è buonissimo.

 

Se ci pensi, tutti ritengono inconsciamente che il posto dove sono nati sia quello più bello dove vivere.

L’altro vero motivo sono le parole, io amo la lingua italiana profondamente. Ho fatto un lavoro maniacale sulle parole, perché per me aprono mondi e mi rendo conto che per quanto parli bene l’inglese non avrò mai quella proprietà di linguaggio.

Ogni punto di vista messo in discussione è sbagliato

Tuo padre ti ha detto che ogni punto di vista messo in discussione è sbagliato e tu da lì hai realizzato che è giusto non cambiare opinione, hai usato questo costrutto:

Io sono per l’evoluzione completa, continua e totale, altrimenti non farei questo mestiere.

Per me tutto ciò che non è in movimento, in evoluzione è male, per me è morte. Detesto il lago perché l’acqua è ferma, mi piacciono i fiumi e il mare, ma non l’acqua ferma. Quello che intendo è che nel momento in cui tu hai fatto un ragionamento profondo, hai trovato il punto di vista giusto, poi devi essere coerente, non devi essere una banderuola che ogni tre secondi cambia idea, altrimenti non sei determinato.

Esatto, qual è, per te, la discriminante tra quando è giusto cambiare idea e quando invece ci sono dei valori talmente forti, delle credenze talmente forti, che cambiare idea diventa non giusto:

Tutti noi siamo fatti di valori e comportamenti: il valore è quello che tu hai come radice, come famiglia, come modo di essere, questo raramente cambia nelle persone, i comportamenti devono cambiare. I valori sono quello che ti rendono la persona che sei. Poi nel momento in cui capisci che hai un valore sbagliato perché la tua famiglia ti ha educato su un valore che non trovi più giusto, allora lì devi essere intelligente e capire che lo puoi cambiare.

Nella tua vita c’è uno o più valori che hai cambiato nel tempo?

Valori non credo. 

Forse, al confine tra valore e comportamento, c’è che oggi stimo molto di più le persone di quanto le stimassi prima. Quando sei giovane sei arrogante e pensi che con due parole tu possa prendere in giro tutti, perché non capisci, sei ignorante, sei inconsciamente incapace. Poi capisci che le persone sono molto più intelligenti di quello che pensano di essere, sono molto più sensibili di quello che tu pensi che loro siano e capiscono molto di più di quanto tu pensi di poter paraculare.

E quindi due valori che per me sono aumentati crescendo sono la sincerità e la schiettezza. Questo mi è cresciuto tanto, nel senso che voglio morire con la capacità di dire sempre sempre quello che penso e di dire la verità sempre, che vuol dire fondamentalmente morire da uomo libero.

Walter Rolfo con suo papà
Walter Rolfo con suo papà – Instragram

La saggezza “rolfiana

Tu dici sempre quello che pensi?

Mi sto avvicinando. È uno dei grandi privilegi della vecchiaia!

Il mio percorso è di dire sempre quello che penso e ho scoperto che più dici quello che pensi, più vivi meglio, più le persone ti vogliono bene e più eviti discussioni, perché la maggior parte delle liti sono legate al non detto. 

Essere liberi vuol dire non avere padroni. Il motivo per cui sto lavorando molto bene in azienda, con amministratori delegati e direttori generali, è che si percepisce che non sono comprabile.

Io credo che Fantozzi non sia un film, ma un documentario, perché le persone vivono leccando il culo e quindi sei falso e alla fine i capi sono soli, perché tu non sai mai chi ti sta stimando veramente.

 

Io ho costruito dei rapporti straordinari perché do stima e rispetto e chiedo rispetto e se non c’è questo amici come prima!

Tu annusi chi ha bisogno di te o no, chi è comprabile e chi no. E quindi io mi sto conquistando la mia libertà attraverso il mio mestiere e io tratto allo stesso modo l’usciere e l’amministratore delegato, perché per me sono sullo stesso piano.

C’è una cosa che mi ha cambiato: quando ero piccolo facevo spettacolo per sentirmi figo, però a volte mi tremava la mano, un giorno mi sono detto: “Perché non lo faccio per star bene, per divertirmi?

Perché essere in sfida con l’universo?” e ha smesso di tremarmi la mano. Qualche tempo fa una signora, dopo uno spettacolo, mi ha detto: “Mi dici quando ne fai un altro che ti porto altre persone da curare”,  e io: “Ma io non curo nessuno”, “Sì, ma io in queste due ore sono stata meglio di quando prendo la pillola, quindi per me è una cura”. Allora ho capito che quando sono sul palco io posso aiutare le persone a star bene e quindi se prima salivo sul palco per sentirmi figo, poi per divertirmi, adesso salgo sul palco pensando che almeno una persona tornerà a casa stando meglio di quando è entrata.

Questo è il mio perché profondo. Ed è cambiato tutto, prima la gente mi diceva “Complimenti per lo spettacolo!”, adesso la gente mi dice: “Grazie” e io capisco che sono stato utile quando le persone fanno la fila per dirmi “grazie”, perché vuol dire che si portano a casa qualcosa. 

Walter mi racconta, mentre fa sparire una moneta dalle sue mani, che a dicembre scorso ha avuto 67 date in 20 giorni: “Avevo gli spettacoli di formazione mattina, pomeriggio e sera e la notte viaggiavo” e in quel momento ha avuto un paio di giorni in cui non era carico come sempre (non dite a Walter, che dorme 2 ore a notte e nonostante questo ha un’energia straordinaria, che avrebbe potuto essere stanco [NdD]) e la gente gli diceva “Complimenti!”.

Negli spettacoli: “Ero perfetto, perché sono un professionista, lo spettacolo era ok, però la gente mi diceva “Complimenti!”. E ti fa capire quanto 1000 persone alla fine riescano a respirare quando tu stia dando di te, anche se le parole sono le stesse, ma è l’anima con cui sali sul palco diversa, la gente lo sente”.

E la moneta ricompare, strappandomi quel sorriso e quello sguardo sorpreso che cercavo di trattenere.

In quel periodo lo spettacolo più bello che ha fatto è stato per le Poste: “Mia mamma lavorava alle poste, quindi mi sentivo a casa ed è tornato il “grazie”. Alla fine quello che fa la differenza è il cuore con cui sali sul palco. La differenza la facciamo sempre noi! Solo la perfezione ti porta all’eccellenza”.

Esiste la perfezione, Walter?

Sì, ho fatto un ragionamento profondo sulla perfezione, ma bisogna invertire causa ed effetto, se no vai in paralisi.

Maurizio Costanzo insieme a Walter Rolfo
Instragram Walter Rolfo

Mi racconta che la prima volta che è andato da Maurizio Costanzo, aveva 24 anni, gli è tremato per qualche secondo il mignolo, lì Walter “entra in fissa” e visita tantissimi medici per scoprire se esistesse una cura che lo potesse aiutare a stare più tranquillo, fino a quando cambia il suo paradigma di ragionamento:

“Io mi alleno tanto, faccio tutto in modo corretto, sono precisissimo, quindi sono perfetto e quindi posso essere tranquillo. Errore. Perché uno preciso e maniacale come me non sarà mai perfetto e quindi non sarà mai tranquillo.

Allora ho capito che la tranquillità non è la conseguenza della perfezione, ma una componente. Quindi ho detto: mi alleno, faccio tutto quello che posso, imposto la tranquillità e quindi sono perfetto!”

Se ti senti perfetto i margini di miglioramento quali sono?

Essere più perfetto la volta dopo. Non sei prefetto in assoluto, lo sei in quel momento.
A me ha cambiato: da sono perfetto quindi sono tranquillo a sono tranquillo quindi sono perfetto.

La sua famiglia

Walter Rolfo con i genitori
Instagram Walter Rolfo

Che atmosfera c’era in casa quando eri bambino. Tu sei cresciuto con la magia, che non è un hobby usuale:

I miei genitori sono due persone che amo follemente, sono due anziani signori, hanno 90 anni, mio papà e mia mamma hanno lavorato, io dico, 25 ore al giorno, perché si sono alzati un’ora prima tutti i giorni.

Mio papà faceva il contadino, è venuto a Torino, ha dormito per 3 anni su sei sedie perché non aveva i soldi, però lavorando tanto e studiando di notte è riuscito a cambiare la vita. Mio papà credo che sia l’uomo al mondo che ha letto più libri, è un figo pazzesco!

È un saggio.

Mia mamma uguale, era sfollata di guerra ad Alba e non aveva una casa e anche lei ha lavorato tantissimo. Mia mamma è l’entusiasmo, scodinzola alla vita. Ha 90 anni, è curiosa, famelica, è su Instagram, su Facebook, mi manda le storie, adesso facciamo un crowdfunding perché ha inventato delle tovaglie particolari.

Mi hanno insegnato tantissime cose e li amo follemente perché sono persone profondamente per bene.

Tu ti senti saggio, Walter?

Voglio morire saggio, insieme a libero”.

Mi confida che quando va via per lavoro per qualche settimana poi trova i suoi genitori “invecchiati di un po’” e allora lui cerca sempre di dargli un sogno, perché “la mia grande fortuna è stata sicuramente nascere da due persone così”.

Continua, con gli occhi ormai lucidi, che in cuor suo spera vivano per sempre, sa che non sarà così e sa anche cosa gli mancherà più di tutto: “Quell’odore di minestrina, avere un posto dove puoi andare e togliere le scarpe e qualsiasi cosa succeda non verrai mai giudicato. Questo è quello che mi mancherà nella vita, conquistare quell’intimità tale per cui non sarai mai giudicato, ma sempre accettato, compreso e aiutato. Se mi chiedi cos’è per te la solitudine, ti rispondo non avere un posto dove togliersi le scarpe.

Questo è quello che mi spaventa.

Forse è anche questo il motivo per cui non mi sono mai sposato, perché sto cercando disperatamente questo posto dove togliermi le scarpe”.

I suoi amori

Walter Rolfo a Mosca
Instagram

E non l’hai trovato?

Sì, sì. Nella vita non puoi avere troppi amori, io avevo già un amore che era il mio lavoro. Ho trovato persone meravigliose che purtroppo non erano alla mia stazione quando io stavo viaggiando sul treno. Ho avuto una fidanzata per 15 anni, un’altra a Roma per 8 anni, entrambe straordinarie.

Sì, credo di avere avuto 2 o 3 persone straordinarie, solo che io sono passato dalla stazione quando loro non c’erano e viceversa.
Però la vita è fatta di sliding doors

Questo è il motivo profondo per cui ho paura di perdere i miei genitori, perché so che mi mancherà… l’odore di minestrina.

Quella voglia di avere un figlio

Che valore dai alla vita privata e come fai ad unirla alla tua carriera che ti porta sempre in viaggio:

Cerco di essere lontano e mai distante. Non ho mai fatto figli perché voglio avere il tempo per coccolare mio figlio.

Ci ho pensato tanto, perché poi quando parli con la tua compagna scattano i discorsi “maturità, non maturità”, io credo che la maturità sia scegliere che se hai un figlio lo devi amare, devi dedicargli del tempo. Quindi se faccio un figlio voglio stare a casa a giocare con lui, perché io ho avuto tanto dai miei genitori e voglio dare tanto, quindi finché non mi sono sentito sereno di poter dare il tempo giusto ad un figlio non ho voluto farlo.

È questo il momento?

Potrebbe essere sì. 
Sì, sì, è arrivato il momento in cui regalare a qualcuno un tavolo sotto il quale togliersi le scarpe.

Mi dice di non avere rimpianti, che è stato un uomo fortunato e che se vincesse al Superenalotto farebbe comunque la stessa vita. E mi parla di quella che lui chiama la mia Magic Band (i suoi collaboratori [NdD]) e di come si senta stimolato nel trovare sempre il modo in cui loro stiano bene: “È la mia seconda famiglia!” 

“I ragazzi sono straordinari, li amo tutti, ognuno ha una storia particolare.
C’è chi studia ancora e allora abbiamo fatto il patto che se si impegna gli pago l’Università. 

C’è Marco Losito, lui era il capo della digital strategy di FCA, gestiva 80 mln di budget di media online, abbiamo fatto gli eventi insieme, ha detto: “Io non ho mai visto tanta creatività insieme, dobbiamo scalarla”, così si è licenziato per venire con noi, adesso lui è felicissimo perché inseguiamo i sogni e mi dice che non si è mai sentito così vivo.

Poi c’è Alessandro Marazzo, che è un regista geniale con il quale abbiamo scritto gli spettacoli ed è una mente brillante. È uno show-designer, uno dei pochi al mondo.
C’è un mondo di persone speciali con cui inseguire sogni insieme”.

Walter Rolfo oggi

Walter Rolfo e Cristiano Ronaldo
Walter Rolfo con Cristiano Ronaldo – Instagram

Chi è Walter oggi?

Io sono un uomo molto fortunato perché faccio quello che sognavo da bambino: realizzo sogni. Mi è costato, ho dormito poco, ho fatto tanti sacrifici, me lo sono conquistato e ho rinunciato a far famiglia, non me lo sono trovato gratis. 

Quando ero giovane in un casinò c’era una contessa, era grande avrà avuto 80 anni, e mi disse: “Sei una persona speciale, perché hai tante vite negli occhi, sei arrivato alla fine del tuo ciclo, sei fortunato” (Secondo la legge del Karma i comportamenti in una vita portano alla reincarnazione in altri esseri viventi e quindi alle gioie e ai dolori di quella vita terrena.

L’ultimo ciclo è quello prima di arrivare al Nirvana, stadio in cui la coscienza si unisce all’Universo senza una reincarnazione fisica e abbandona definitivamente le sofferenze terrene [NdD]). Ecco mi sento una persona che sta cercando di mettere a posto tutti i puntini perché comunque arrivi prima o poi a essere luce, ad essere completo. Mi sento uno che con tutti gli errori è sulla strada per arrivare a compimento e questo mi fa stare bene.

Sono una persona che sceglie di essere felice con facilità.

Walter Rolfo sospeso nell'aria negli uffici di CNH

Io credo che qualunque sia il tuo mestiere devi trovare il modo per far battere il cuore ai tuoi clienti e farli sentire speciali. E credo anche che le emozioni siano una chiave pazzesca per aprire il cuore delle persone e quindi per comunicare alla mente. 

Mi piace l’idea di usare la magia come linguaggio per raccontare le emozioni, io sul palco uso il linguaggio illusionistico per raccontare alle aziende come realizzare l’im-possibile. Usiamo la magia per i lanci di prodotti, abbiamo fatto apparire una sedia volando in mezzo all’acqua, poi abbiamo lanciato la piattaforma satellitare Sky in Albania facendo volare un uomo sul museo nazionale di Tirana, cioè la magia è un linguaggio, prendiamo millenni di arte magica per risolvere problemi in maniera evoluta.

Inizialmente avevo pensato di fare diverse cose in azienda per fare fatturato e invece ho iniziato ad eliminare tutto e ho tenuto quello che mi piace, quindi aiutare le persone e fare formazione, e farlo al meglio possibile. La combo di queste due cose ha fatto sì che stiamo facendo dei numeri pazzeschi.

I soldi non sono mai un perché, non conosco persone felici che si alzano al mattino per i soldi.

Se tu ti alzi solo per i soldi sei depresso, non è un perché sufficientemente forte.

Qual è il tuo rapporto con i soldi?

Io sono a basso impatto: non ho vizi, non spendo, non me ne frega nulla della macchina. Sono di una famiglia che, da buoni contadini, ha sempre dato valore ai soldi, non mi è mai mancato niente, però, avendo vissuto a 20 anni in un casinò, un mondo finto, ho visto che non ci sono persone felici in quei posti. Quindi non mi cambia niente. A casa mia sto bene, è calda, è un posto bello dove entro.

Non misuro le cose in base ai soldi. Non mi diverto ad andare nei ristoranti belli, anzi mi annoio.

Se tu mi dicessi devi morire domani, io vorrei il minestrone di mia madre e il tiramisù della mia fidanzata. E sto bene così.

Diciamo che dal punto di vista economico credo che non ci sia nulla che mi possa comprare: i soldi sono solo un mezzo per realizzare i sogni.

Walter Rolfo a lezione all'Università
Walter Rolfo a lezione all’Università

Mi hai raccontato che insegni all’Università di Agraria e Veterinaria, ad Economia e Commercio e hai un progetto di un nuovo master col Politecnico di Torino:

È il nuovo sogno!

Io ho avuto dei professori straordinari che mi hanno cambiato la vita e dei professori che mi hanno annoiato mortalmente. 

L’Università è un buon modo per chiudere il cerchio di tutto perché aiuti le persone a livello istituzionale e mi fa sentire utile. Poi, forse, inconsciamente, mi eccita selvaggiamente l’idea che si possa nascere maghi e finire all’università, che è l’altare della cultura: mi piace pensare di essere uno di quei professori che portano emozioni all’Università.