una dottoressa che fa analisi sul coronavirus

Il virus di Covid-19, da inizio febbraio, è rimbalzato con una velocità esponenziale dalla Cina all’Italia, e contemporaneamente in quasi tutti gli Stati di tutti i continenti. In ogni luogo si è sviluppato con tempi e modalità diverse, un po’ per via delle politiche messe in atto, un po’ per la fisionomia geopolitica della Nazione interessata. Oggi, con il virus diffuso in maniera preoccupante in tutta Europa e in espansione negli Stati Uniti, c’è chi è ancora nella fase in cui si sta rendendo conto della gravità della situazione, e chi invece ha già gli occhi puntati sulla fase 2.

Svezia: dietrofront e misure più forti

Il modello Svezia si sta rivelando più fallace di quanto le autorità si aspettavano, e sono dovuti arrivare ad ammettere di aver sottovalutato la situazione.

Se all’inizio la formula “no lockdown-bassi contagi” sembrava funzionare, oggi il premier Stefan Löfven si è trovato a dover ammettere alla tv pubblica Svt: “Non abbiamo fatto abbastanza”. Crescono infatti velocemente i contagi negli ultimi giorni, e le istituzioni avrebbero già messo le mani avanti sul discorso sanità pubblica, dichiarando che se la situazione peggiorerà ancora, gli 80enni, così come i 60enni e i 70enni con altre patologie non verranno curati.

Oggi la Svezia parla di “strategia di sicurezza nazionale” con un piano ferreo che va dalla sicurezza informatica all’approvvigionamento idrico.

Turchia: pronti al rilascio di 45mila carcerati

Tra i Paesi più colpiti c’è anche la Turchia, dove il presidente Erdogan ha istituito un coprifuoco totale. Fa parlare il provvedimento pensato per non affaticare le carceri: è stato pianificato il rilascio di 45mila prigionieri, di modo da non trasformare le carceri in focolai. È già stato messo in chiaro, comunque, che tra i prigionieri rilasciati non ci saranno coloro che sono stati condannati per terrorismo, e dunque anche giornalisti e attivisti oppositori del regime.

Francia cauta, ma pensa al “dopo”

Emmanuel Macron, a capo di uno degli Stati maggiormente colpiti dall’epidemia, oggi guarda al futuro e pensa già al dopo-epidemia. In un discorso alla nazione in cui si è mostrato estremamente grato e orgoglioso dei suoi cittadini, il Presidente ha dichiarato che la Francia rimarrà in quarantena ancora per 4 settimane e che, l’11 maggio, sarà il momento della riapertura progressiva. Le scuole ricominceranno a riaprire, così come -per gradi- le attività e in ultimo ci saranno cinema, bar e teatri.

Macron ha anche riconosciuto che nelle fasi precedenti sarebbero stati fatti errori e lacune, e che ora si ha ferma intenzione d porvi rimedio. Uno sguardo va al “dopo”; che Macron si auspica comprenda un ritorno della produzione industriale strategica.

Londra: lockdown fino a maggio

Londra è pronta invece a prorogare il lockdown fino al 7 maggio: non si fa cenno dunque per ora all’immunità di gregge paventata all’inizio dell’epidemia.

La Spagna vuole la Fase 2

Si procede in velocità -forse troppo- anche in Spagna, Pese dilaniato dall’epidemia, dove però il premier Sanchez vuole partire con la fase 2, anche se con tutto il rispetto delle norme di sicurezza.

Pur dichiarando che laddove è possibile si deve preferire il telelavoro, il governo spinge per partire di nuovo riaprendo aziende e industrie, ed anche gli uffici privati, e per fare questo è in procinto di distribuire 10 milioni di mascherine alla cittadinanza. Al contempo, però, il 95% delle aziende ed industrie ha già dichiarato di non avere la strumentazione (mascherine, guanti, disinfettanti) necessaria a garantire una riapertura cautelata, secondo le disposizioni imposte a livello statale.

La Fase 2 di Sanchez rischia dunque di rivelarsi un’utopia  più che un’opzione valida nel breve periodo.

Oms mette in guardia e stila elenco di criteri da seguire

Se alcuni Stati sono impazienti di vedere la luce alla fine del tunnel, è pur vero che l’Oms ha messo in guardia dai rischi che una riapertura precoce si porta dietro. È stato quindi stilato un elenco di diktat da dover tenere presente e che devono essere rispettati prima della fase 2. I 6 consigli saranno pubblicati e diffusi oggi, e partono dal presupposto per cui “il contagio accelera rapidamente, mentre diminuisce con lentezza” e dunque anche la riapertura dev’essere graduale.

Tra i criteri da rispettare: “Che la diffusione sia sotto controllo; che le capacità del sistema sanitario siano in grado di rilevare, testare, isolare e trattare ogni caso di Covid-19 e rintracciare ogni contatto; che i rischi di epidemia siano ridotti al minimo in contesti come strutture sanitarie e case di cura”.

È inoltre necessario che “siano previste misure di prevenzione nei luoghi di lavoro, nelle scuole e in altri luoghi di presenza essenziale” e, per quanto riguarda il lavoro, i rischi di importazione devono essere gestibili. Inoltre, la comunità dev’essere istruita e deve essere “pronta ad adeguarsi alla nuova norma”.