mano di ragazza con telefono

“Immuni”: sarebbe questo il nome dell’app scelta per il tracciamento dei contagi in Italia. Arriva la notizia dell’avvenuta firma dell’ordinanza da parte del Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, con cui, riporta Ansa, si dispone di dare avvio alla “stipula del contratto di concessione gratuita della licenza d’uso sul software di contact tracing e di appalto di servizio gratuito con la societa’ Bending Spoons Spa“.

“Immuni”: l’app di tracciamento dei contagi

La scelta del contact tracing nella gestione dell’emergenza Coronavirus era nell’aria ed è arrivata: sul sito del Governo è stata pubblicata l’ordinanza (n.10/2020) con cui il Commissario straordinario Arcuri ha disposto la stipula del contratto con la “Bending Spoons”.

La società milanese in questione, riporta Ansa, ha messo a punto l’app di tracciamento in partnership con il Centro Diagnostico Santagostino di Luca Foresti e Jakala. Tra le oltre 300 proposte arrivate sul piatto del Ministrero dell’Innovazione, sarebbe stata questa a spuntarla e il suo nome sarebbe “Immuni”.

Si basa sul Bluetooth, secondo le linee dettate dalla Commissione Ue sulla tutela di anonimato e niente geolocalizzazione. Su base volontaria, l’app dovrebbe essere sperimentata prima in alcune Regioni pilota, per poi essere progressivamente estesa al resto del Paese.

Contact tracing e fase 2

Il sistema di contact tracing dovrebbe sostenere la gestione della cosiddetta “fase 2”, quella che seguirà la più acuta emergenza sanitaria e che dovrebbe restituire gradualmente il Paese a una cornice di minori restrizioni.

Nella suddetta ordinanza, si legge che “la società Bending Spoons Spa esclusivamente per spirito di solidarietà e, quindi, al solo scopo di fornire un proprio contributo, volontario e personale, utile per fronteggiare l’emergenza da Covid-19 in atto, ha manifestato la volontà di concedere in licenza d’uso aperta, gratuita e perpetua, al commissario straordinario per l’attuazione ed il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 e alla Presidenza del Consiglio del ministri, il codice sorgente e tutte le componenti applicative facenti parte del sistema di contact tracing già sviluppate.

Nonché – si legge ancora nell’ordinanza – per le medesime ragioni e motivazioni e sempre a titolo gratuito ha manifestato la propria disponibilità a completare gli sviluppi informatici che si renderanno necessari per consentire la messa in esercizio del sistema nazionale di contact tracing digitale“.

Le regole dettate dall’Europa

Le regole per l’utilizzo dell’app dettate dall’Europa – anonimato, no alla geolocalizzazione e volontarietà – avrebbero incontrato il plauso di Antonello Soro, Garante Privacy.

Secondo quanto riporta l’Ansa, l’Ue avrebbe precisato in un documento i contorni dell’approccio comune per il tracciamento dei contagi da Coronavirus, che sarebbe da estendere a tutti i Paesi.

L’attenzione si sarebbe centrata su “soluzioni che minimizzano il trattamento dei dati personali“, tra cui spicca l’impiego della tecnologia Bluetooth per “stimare con sufficiente precisione” la distanza interpersonale e garantire l’attendibilità degli alert se si è venuti in contatto con una persona Covid-positiva.

Nella pratica, se due smartphone fossero così vicini da agganciarsi via Bluetooth significherebbe che altrettanti utenti sarebbero esposti a maggiore rischio perché ridotta la distanza di sicurezza tra loro. Vicinanza e durata del contatto sono due criteri con cui si calcolerebbe il pericolo di contagio, reso noto agli utenti attraverso un sistema di notifiche.

I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati” nelle attività di tracciamento, avrebbe aggiunto Bruxelles, poiché il fine delle app “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole“.

Ma come si preserverebbe l’anonimato? Tramite un ID (codice utente, ndr) anonimo e temporaneo, che permetta di “stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze“. Appena avviata, l’app memorizzerebbe gli ID con cui si entra in contatto e permetterebbe così di tracciare potenziali situazioni di rischio.

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