Lucia Azzolina seduta alla scrivania con davanti dei fogli mentre tiene una mano tesa come ad invitare alla calma

L’emergenza Coronavirus non ha travolto solo la nostra economia e il nostro modo di vivere ma ha travolto anche la nostra scuola, obbligandoci a doverla pensare diversamente. La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, in un’intervista al Corriere della sera, ha spiegato cosa succederà alla scuola nelle prossime settimane, tentando anche di rispondere alle tante domande dei genitori.

Quando ricomincia la scuola

Il governo a giorni prenderà una decisione. Ma con l’attuale situazione sanitaria ogni giorno che passa allontana la possibilità di riaprire a maggio. Significherebbe far muovere ogni giorno oltre 8 milioni di studenti“, chiarisce la Azzolina durante l’intervista.

Che non ci fosse una data per la riapertura delle scuole ormai era chiaro da tempo, lo stesso ministro l’aveva già detto quando era stata ospite a Che Tempo che fa. Se i bambini non possono tornare a scuola, ma i genitori devono tornare a lavoro, però, per le famiglie si configura un problema: “Aiuteremo le famiglie con un’estensione del congedo parentale e del bonus baby-sitter“, spiega adesso la Azzolina per rassicurare i genitori.

La promozione

Ormai è già chiaro invece che questo anno scolastico non vedrà bocciature, ma una nuova “struttura” si profila per aiutare gli alunni: “Se lo studente merita 8 avrà 8, se merita 5 avrà 5.

La didattica a distanza ci ha permesso di mettere in sicurezza l’anno che altrimenti sarebbe andato perso. Alla fine tutti avranno un voto. Chi risulta insufficiente recupererà il prossimo anno con attività individualizzate“, spiega. “Dedicheremo le prime settimane al lavoro per chi è rimasto indietro o ha avuto insufficienze. Ma non abbiamo stabilito le date, lo faremo insieme alle Regioni“, aggiunge.

Per i maturandi però il problema è ben diverso e decisamente più complesso: “Ricevo lettere di studenti che mi chiedono un esame in presenza: sarebbe auspicabile, vedremo se si potrà“.

Ci sono ancora difficoltà nel pensare al futuro della scuola a breve termine in modo chiaro e limpido e non resta che aspettare le nuove decisioni del Governo.

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