laboratorio, esami

Sono tante le sperimentazioni al via in queste settimane per il trattamento del coronavirus. Dal vaccino ai farmaci, in tutto il mondo si cercano soluzioni per curare i malati e facilitare il ritorno alla normalità. Una delle strade percorse è quella della cosiddetta plasmaterapia, una tecnica che consiste nell’utilizzare il plasma ricco di anticorpi delle persone già guarite dal virus, per infonderlo nei pazienti affetti da Covid-19. In Italia sono partite sperimentazioni che vedono coinvolte varie strutture ospedaliere, come quelle di Pavia e Mantova.

Il plasma per curare gli ammalati

Abbiamo raccolto sacche di sangue e potuto trattare 5 malati Covid a Pavia e 4 a Mantova, ospedale con cui condividiamo il protocollo e che ci ha chiesto un aiuto – aveva spiegato qualche giorno fa il dottor Cesare Perotti, direttore del servizio immunotrasfusionale del Policlinico San Matteo di Pavia, al quotidiano Il GiornoL’appello che abbiamo lanciato sta dando i suoi frutti, finora abbiamo avuto più di 20 donazioni”.

La plasmaterapia era già stata utilizzata in passato per trattare i virus responsabili di Ebola e Sars e sembra aver dato risultati positivi anche nell’epidemia di coronavirus in Cina.

Questa tecnica permette di estrarre dal sangue delle persone guarite la componente liquida, il plasma appunto, che dopo una serie di processi intermedi può infine essere infuso nei malati, accelerando la risposta immunitaria del loro organismo.

Risultati incoraggianti

Con le sperimentazioni in corso si cerca non solo di capire l’efficacia della plasmaterapia sui pazienti Covid-19, ma anche di stabilire un protocollo comune che possa essere adottato via via da altre strutture ospedaliere sul territorio nazionale. È evidente che una terapia di questo tipo potrebbe diventare un’alternativa importante nel trattamento dei casi più gravi, almeno fino a quando non sarà messo a punto un vaccino.

I primi risultati sono molto incoraggianti, ma è d’obbligo la prudenza e per avere risposte definitive sarà necessaria una maggiore quantità di dati. Intanto, coloro che hanno già donato il sangue sentono di aver fatto una buona azione verso il prossimo: “È molto importante – ha dichiarato a Il Giorno Angelo Sferrazza, medico di base guarito dal virus – Sarebbe opportuno che quanti sono stati dimessi rispondessero alla chiamata del San Matteo ed effettuassero la donazione come abbiamo fatto noi, perché si possono salvare molte vite”.

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